mercoledì 16 novembre 2016

L’Italia cambia e il PIL cresce. Non fermiamoci!

Cosa accade quando il PIL cresce? Che la “torta” dell’economia italiana diventa più grande per tutti, che aumentano le possibilità di trovare un lavoro, di guadagnare di più, di diffondere e distribuire ricchezza. Gli ultimi dati ISTAT rilevano che il PIL italiano è cresciuto nel terzo trimestre dell’anno – cioè nel periodo luglio-settembre – dello 0,3 per cento rispetto al periodo aprile-giugno. Soprattutto, il PIL è più grande dello 0,9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non dobbiamo esaltarci, la strada della ripresa economica per l’Italia è ancora lunga e piena di ostacoli, ma il cammino è finalmente stato intrapreso grazie a lunghi anni di sacrifici e riforme.

Ora è il momento di non fermarsi. Non è in gioco il governo Renzi o la carriera politica di questo o quel sostenitore del Sì o del No, è in gioco il futuro dell’Italia. Se vogliamo evitare che il nostro Paese torni fragile e in balìa degli umori e delle scelte dei mercati internazionali, dobbiamo consolidare il lavoro fatto con una riforma costituzionale che offre stabilità, governabilità e maggiore efficienza dei processi decisionali. La riforma produce risparmi diretti sul bilancio pubblico (stimati a regime in 500 milioni di euro annui), ma soprattutto risparmi indiretti (decisamente maggiori di quelli diretti), che possono aiutare famiglie e imprese ad aumentare invece i loro consumi e i loro investimenti. Nessuno pensa che una riforma costituzionale sia sufficiente o rappresenti la panacea di tutti i problemi d’Italia: essa è però un passaggio cruciale per le future innovazioni e riforme di carattere sociale ed economico. Scalata la montagna della riforma, avremo finalmente un cammino lungo ma pianeggiante.

La domanda da porsi allora è: perché, oltre che il PIL, sta crescendo anche il famoso spread in questi giorni? Lo spread non è un complotto dei famigerati “poteri forti” di cui alcuni sostenitori del NO parlano e straparlano. È semplicemente la differenza tra quanto chiedono come tasso d’interesse gli investitori finanziari per comprarsi titoli di stato italiani e quanto chiedono per i titoli di stato della Germania, il paese europeo usato come riferimento. In sintesi: più un paese è percepito come rischioso, più i tassi d’interesse saranno alti e lo spread rispetto alla Germania crescerà. In questi ultimi giorni lo spread italiano sta subendo un’accelerazione evidente: è tornato ai livelli di due anni fa. Il clima di incertezza politica non aiuta, non è un mistero.

La nostra critica ai sostenitori del No al referendum costituzionale è chiara: qual è il vostro piano per il 5 dicembre? In caso di affermazione del No, avete una strategia credibile e attuabile? Il “piano A” è sul tavolo: è la riforma costituzionale, di cui ormai conosciamo pure le virgole. E’ un disegno certo e credibile.

Sono capaci i No-isti a presentare un piano B altrettanto realizzabile e di farlo tutti insieme? Siccome temiamo che tale piano B non esista, in termini sia di contenuto che di numeri parlamentari, noi diciamo chiaramente agli italiani: non vi fidate di chi vorrebbe far fermare l’Italia e il suo percorso di crescita e cambiamento per trascinarla in un burrone. Viva il Pil che cresce, viva le riforme, abbasso lo spread.

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Fonte: http://www.bastaunsi.it/riforma-costituzionale-cambia-italia-pil-cresce-non-fermiamoci/

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