Cosa accade quando il PIL cresce? Che la “torta” dell’economia italiana diventa più grande per tutti, che aumentano le possibilità di trovare un lavoro, di guadagnare di più, di diffondere e distribuire ricchezza. Gli ultimi dati ISTAT rilevano che il PIL italiano è cresciuto nel terzo trimestre dell’anno – cioè nel periodo luglio-settembre – dello 0,3 per cento rispetto al periodo aprile-giugno. Soprattutto, il PIL è più grande dello 0,9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non dobbiamo esaltarci, la strada della ripresa economica per l’Italia è ancora lunga e piena di ostacoli, ma il cammino è finalmente stato intrapreso grazie a lunghi anni di sacrifici e riforme.
Ora è il momento di non fermarsi. Non è in gioco il governo Renzi o la carriera politica di questo o quel sostenitore del Sì o del No, è in gioco il futuro dell’Italia. Se vogliamo evitare che il nostro Paese torni fragile e in balìa degli umori e delle scelte dei mercati internazionali, dobbiamo consolidare il lavoro fatto con una riforma costituzionale che offre stabilità, governabilità e maggiore efficienza dei processi decisionali. La riforma produce risparmi diretti sul bilancio pubblico (stimati a regime in 500 milioni di euro annui), ma soprattutto risparmi indiretti (decisamente maggiori di quelli diretti), che possono aiutare famiglie e imprese ad aumentare invece i loro consumi e i loro investimenti. Nessuno pensa che una riforma costituzionale sia sufficiente o rappresenti la panacea di tutti i problemi d’Italia: essa è però un passaggio cruciale per le future innovazioni e riforme di carattere sociale ed economico. Scalata la montagna della riforma, avremo finalmente un cammino lungo ma pianeggiante.
La domanda da porsi allora è: perché, oltre che il PIL, sta crescendo anche il famoso spread in questi giorni? Lo spread non è un complotto dei famigerati “poteri forti” di cui alcuni sostenitori del NO parlano e straparlano. È semplicemente la differenza tra quanto chiedono come tasso d’interesse gli investitori finanziari per comprarsi titoli di stato italiani e quanto chiedono per i titoli di stato della Germania, il paese europeo usato come riferimento. In sintesi: più un paese è percepito come rischioso, più i tassi d’interesse saranno alti e lo spread rispetto alla Germania crescerà. In questi ultimi giorni lo spread italiano sta subendo un’accelerazione evidente: è tornato ai livelli di due anni fa. Il clima di incertezza politica non aiuta, non è un mistero.
La nostra critica ai sostenitori del No al referendum costituzionale è chiara: qual è il vostro piano per il 5 dicembre? In caso di affermazione del No, avete una strategia credibile e attuabile? Il “piano A” è sul tavolo: è la riforma costituzionale, di cui ormai conosciamo pure le virgole. E’ un disegno certo e credibile.
Sono capaci i No-isti a presentare un piano B altrettanto realizzabile e di farlo tutti insieme? Siccome temiamo che tale piano B non esista, in termini sia di contenuto che di numeri parlamentari, noi diciamo chiaramente agli italiani: non vi fidate di chi vorrebbe far fermare l’Italia e il suo percorso di crescita e cambiamento per trascinarla in un burrone. Viva il Pil che cresce, viva le riforme, abbasso lo spread.
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