martedì 22 novembre 2016

Il testo unico della vite e del vino dopo il voto al Senato torna alla Camera

Il Senato ha approvato il Testo unico del vino con lievi modifiche. Quindi il testo dovrà tornare alla Camera dove sarà approvato in tempi brevissimi.

Il provvedimento, atteso da anni dagli imprenditori del settore, ha l’obiettivo di raccogliere in un solo documento, e in alcuni casi modificare – le numerose norme riguardanti la materia (coltivazione della vite, produzione, imbottigliamento e commercializzazione dei vini), diminuendo la burocrazia e semplificando notevolmente l’attività degli operatori, costretti, adesso, a rispettare un numero insostenibile di obblighi. Il Testo, frutto del dialogo tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Commissione Parlamentare e le organizzazioni di categoria del comparto, è costituito di 90 articoli, suddivisi in otto grandi capitoli: le “definizioni” del settore; la produzione viticola; la produzione dei mosti e dei vini; la produzione dei vini a denominazione di origine controllata; la produzione degli aceti; l’etichettatura e la commercializzazione; i controlli e le sanzioni. Tra le novità più importanti per snellire gli adempimenti c’è l’istituzione, al dicastero delle Politiche Agricole,  di una innovativa rete informatica di gestione dello Schedario vitivinicolo. Inoltre, il nuovo impianto normativo garantisce la qualità e l’identità del vino italiano, riconoscendo anche il valore culturale, paesaggistico e ambientale dei territori nei quali viene prodotto. Un testo che tiene in considerazione tanto le grandi quanto le piccole cantine, per ridurre carte inutili, ma, al contempo, assicurare quei controlli indispensabili per garantire il mantenimento della nostra qualità.

A seguire con molto impegno l’iter parlamentare delle nuove norme è stato, e lo sarà ancora nel passaggio al Senato, il viceministro cuneese delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero. “La necessità di semplificazione burocratica e amministrativa – sottolinea Olivero – è uno dei motivi per i quali è nato questo Governo e, di conseguenza, tutte le disposizioni di legge che vanno in questa direzione sono positive. Il Testo Unico può dare ulteriore slancio a un comparto che, con i suoi numeri consistenti, già traina il Made in Italy agroalimentare. Oggi non si vende un vino, ma l’emozione di un prodotto legato a ciò che evoca: quindi la grandezza di un territorio”. 

Il vitivinicolo è uno dei comparti fondamentali del sistema economico in provincia di Cuneo. In particolare, per quanto riguarda l’export, il miliardo del fatturato piemontese è in gran parte riconducibile alle Langhe e al Roero.

Cosa significa il Testo Unico per le aziende della “Granda”? “Si tratta di una vera rivoluzione copernicana, che pone il nostro Paese all’avanguardia anche rispetto ai nostri principali competitor. Il provvedimento apre la strada ad una concreta riduzione degli adempimenti burocratici e, aspetto non trascurabile, mette in un unico Testo tutte le norme del settore.  Questo è essenziale per un territorio come il nostro, fatto di tantissime piccole imprese agricole e cantine. Questo Testo Unico è anche figlio delle nostre colline: ringrazio i tanti imprenditori, singoli e associati, che in questi mesi mi hanno aiutato a capire le esigenze e le possibilità concrete per rispondere alle esigenze loro e di tutto il settore. Gente seria, che ha sempre chiesto meno burocrazia, ma controlli seri e puntuali”.

Ecco il video dell’annuncio (realizzato al tempo del primo passaggio alla Camera):

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Fonte: http://www.andreaolivero.it/il-si-della-camera-al-testo-unico-della-vite-e-del-vino/

lunedì 21 novembre 2016

Cannabis, il Pd contro la legalizzazione? Ecco come stanno davvero le cose

“Dopo mesi di intergruppo parlamentare sulla legalizzazione, decine di sedute di audizione, discussioni e dibattiti, mentre la legge sulla legalizzazione aspetta in commissione (Affari sociali), oggi leggerete titoli imbarazzanti per cui sembra che si sia votato contro la legge sulla legalizzazione della cannabis. Non è successo questo”. Così scrive la deputata Pd Giuditta Pini sulla sua pagina Facebook.

Ma che cosa è successo davvero in Commissione Bilancio, che discuteva degli emendamenti alla manovra? Il Pd ha davvero votato contro la legalizzazione delle droghe leggere? Sì. Ma c’è un perché, che nessuno si è sforzato di spiegare. Ecco come è andata, molto semplicemente.

15073333_1512876958729474_3902662968918526179_nDaniele Farina, deputato di Sel, ha proposto un emendamento alla legge di stabilità di sole poche righe in cui proponeva la legalizzazione della cannabis per mettere gli eventuali introiti nella ricostruzione post sisma nelle regioni del centro Italia.

Un proposta fattibile? Assolutamente no. L’emendamento infatti non aveva garanzie sulle coperture (5 miliardi di euro) e non aveva nessuna possibilità di essere approvata perché la materia è troppo complessa e soprattutto fuori contesto rispetto alla legge di stabilità.

Allora perché è stata proposta? Per la deputata democratica non ci sono dubbi: “E’ un metodo classico quello di proporre emendamenti impraticabili. Anche la Lega aveva proposto di abolire la tassa sulla birra, altri per tassare AirBnB, ognuno il suo. Ma la realtà è che era stato presentato con l’intento legittimo, ma deprimente, di fare polemica”.

farinaAd avallare questa teoria il post pubblicato dallo stesso Farina qualche ora prima su Facebook che chiosa scrivendo, con intento provocatorio: “Credo sia una discussione interessante”.

Niente di nuovo quindi, e niente di serio. Se non fosse che i giornali hanno cavalcato la notizia, per creare un po’ di confusione e gettare discredito sul Pd. E perché no, alimentare un clima politico già teso in vista del referendum del 4 dicembre prossimo.

La realtà è che il Pd sta lavorando da mesi per far approvare una legge sulla legalizzazione della cannabis, un proposta che ha bisogno di essere discussa senza provocazioni. La Pini, che è una delle firmatarie della legge, non nasconde la sua amarezza: “Mi era parso di capire che stavamo facendo un lavoro serio e insieme. Evidentemente avevo sbagliato”.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/cannabis-il-pd-contro-la-legalizzazione-ecco-come-stanno-davvero-le-cose/

Firme false a Palermo: clonata la firma del genero di Borsellino

Ci sarebbe anche la firma di Fabio Trizzino, ingegnere, marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso dalla mafia, tra le firme falsificate per la presentazione della lista del M5S per le comunali a Palermo del 2012. Trizzino, chiamato dalla polizia mentre era a Roma per riconoscere la sua sottoscrizione, ha dichiarato di non aver firmato a sostegno di liste per le elezioni, ma ha ricordato di avere apposto una sottoscrizione a sostegno del referendum abrogativo della legge di privatizzazione dell’acqua.

Sarebbe dunque un nuovo caso – anche un legale e un commercialista hanno raccontato la stessa cosa – che complica la vicenda delle firme false. Inizialmente l’inchiesta, infatti, aveva ipotizzato che per sanare un errore erano state copiate centinaia di firme realmente apposte a sostegno della lista, ma secondo il racconto di alcuni testimoni ci sarebbero anche l’uso fraudolento di sottoscrizioni rilasciate in occasioni che nulla avevano a che fare con le elezioni.

“Ricordo che mi fermo’ Nuti (parlamentare nazionale che sarebbe tra gli indagati ndr) – racconta Trizzino – per chiedermi la firma. Escludo fosse per le elezioni, non l’avrei messa, ma si trattava di una causa in cui credevo, come quella dell’acqua”.

“Se si arriverà a un processo – aggiunge il genero di Paolo Borsellino – mi costituirò parte civile perchè l’usurpazione di una firma è una cosa gravissima”. L’indagine, che può contare su tre testimoni chiave e su centinaia di disconoscimenti, e’ a una svolta e in settimana dovrebbero cominciare gli interrogatori degli indagati che sarebbero una decina. Tra loro anche un cancelliere del tribunale e alcuni deputati nazionali dei Cinque Stelle.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/firme-false-a-palermo-clonata-la-firma-anche-del-genero-di-borsellino/

Umberto Veronesi - Perché voto SI al Referendum Costituzionale II

Perché votare Sì al referendum costituzionale, spiegato semplicemente

Sette ragioni del No al referendum costituzionale smontate da Matteo Renzi

Referendum Costituzionale 2016 Te lo spiego

Perchè SI - I Motivi per Sostenere il Referendum Costituzionale

Il referendum costituzionale riassunto e spiegato semplicemente

Roma, 24 novembre

roma-24-novembre


Archiviato in:diario


Fonte: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2016/11/20/roma-24-novembre/

domenica 20 novembre 2016

Con il Sì meno soldi e meno “tentazioni” per i politici

La politica costa. 

Il problema dell’Italia è che il principio, sacrosanto e democratico, della retribuzione degli incarichi pubblici è stata abusato dalla casta dei politici schierati per il No, portando il Paese ad avere istituzioni tra le più affollate e costose al mondo. Quindi vale la pena dire Sì alla riforma costituzionale, che taglia il numero senatori, ne azzera le indennità (95 membri su 100 del nuovo Senato saranno sindaci e consiglieri regionali, e solo per tali incarichi riceveranno retribuzioni), e ne differenzia radicalmente la funzione rispetto ai deputati.

Secondo le previsioni della Ragioneria dello Stato, l’abolizione delle indennità dei senatori comporterà un risparmio di circa cinquanta milioni l’anno, destinati ad aumentare nel momento in cui la riforma sarà a regime. Senza dimenticare che – come avviene con la prevista abolizione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali – la riforma, riducendo le spese, aumenta anche la trasparenza delle nostre istituzioni, limitando le occasioni di gestione opaca dei fondi pubblici, dalle quali nessun partito, neanche tra i cosiddetti “nuovi”, sembra uscire indenne.

Meno soldi e spesi meglio, verrebbe da dire. Ed è sorprendente che ci sia – in tempi di crisi – chi si senta di difendere l’attuale assetto, che prevede che 315 senatori vengano pagati per rifare in fotocopia quel che fanno 630 deputati: 1,6 membri del Parlamento ogni 100mila abitanti, un record. Negli altri paesi europei – dove, ricordiamo, i corrispettivi dei nostri deputati e senatori hanno compiti differenziati tra loro, come è giusto che sia – i numeri sono diversi: in Germania ci sono 0,9 parlamentari ogni 100mila abitanti, in Spagna 1,3, in Francia e in Polonia 1,4.

D’altronde, se la riforma fosse già approvata, chi riuscirebbe a convincere gli italiani a tornare indietro ed avere il Parlamento più numeroso ed inefficiente d’Europa?

Che la casta del No sia contro la riforma lo si può capire bene, ma a noi cittadini tocca non perdere quest’opportunità: di qui al 4 dicembre è necessario far conoscere a quante più persone incontriamo quotidianamente tutto quel che di positivo c’è in questa riforma. Perché per avere istituzioni meno costose, più trasparenti e credibili, Basta un Sì.

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Referendum Costituzionale 2016

Referendum e mondo del Lavoro. E’ scontro acceso tra Renzi e Landini

Il referendum costituzionale e il suo impatto sulla situazione economica del Paese e sul mondo del lavoro. A due settimane dal voto, Lucia Annunziata presenta a 1/2h un confronto inedito: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi faccia a faccia con il Segretario Generale della Fiom Maurizio Landini.

Ed è subito scontro con il Premier che attacca: “Ho il sospetto che la riforma non l’abbia letta, Landini. Glielo dico con rispetto. Bisogna cambiare le cose, non difendere la Casta come fate voi”.

“Sul mondo del lavoro cambia tantissimo – spiega Renzi – con il referendum costituzionale, ad esempio sulle politiche attive del lavoro che diventano nazionali, importante soprattutto per le regioni che soffrono. Il problema non è tanto chi fa parte della foto di gruppo” della accozzaglia. Ma l’importante “è capire cosa si vota al referendum, e cosa cambia davvero”.

“Non è vero – ribatte Maurizio Landini –  la Cgil era per un Senato vero delle autonomie, questa cosa invece è un animale bicefalo che non si capisce se sarà eletto. Io sono contro il doppio lavoro sempre e non capisco come si possa fare il sindaco o consigliere e il senatore. Questa riforma è malfatta”.

La temperature del confronto sale. Da una parte Renzi riconosce: “E’ giusto che il sindacato metta le proprie opinioni al servizio del dibattito sulla Costituzione. Se la Fiom dice no al referendum, ci sono altre sigle sindacali che votano Sì. Ma trovo incomprensibile chi difenda uno status quo che non ha funzionato”. Dall’altra polemizza: “Capisco la solidarietà tra colleghi sindacalisti, ma difendere il Cnel è impensabile per chiunque”.

“Sul Cnel non ho problemi ma la Costituzione non può essere cambiata all’ingrosso, siete voi a far votare 40 articoli insieme”, replica il leader Fiom. “Non dica che la procedura legislativa è incomprensibile perché basta leggerla”, afferma il premier. “Avevamo proposte perché non siamo perché le cose rimangano come adesso. I titoli sono giusti, il problema è lo svolgimento”, dice Landini.

“Tutta la Cgil ha votato all’unanimità un’indicazione ai suoi iscritti, che è andare a votare e votare no, poi abbiamo 5 milioni di iscritti. La nostra è una posizione di merito. Non siamo contrari a cambiare la Costituzione, ma siamo contrari a questi cambiamenti, che pensiamo siano malfatti”, ha aggiunto il segretario Fiom. “Il fatto che la Cgil si occupi di Costituzione non è un errore, ma una cosa fondamentale . Infine ha aggiunto: “Il mio no non è contro Renzi, è sulla riforma della costizione che è malfatta e non va fatta così’, non è voto su governo o su Renzi. Non si può trasformare il voto sulla Costituzione in un voto sul governo, è stato lei a farlo”.

“Pensavo che il compito di un sindacalista fosse difendere i lavoratori non i consiglieri regionali” ha replicato Renzi che ha anche puntualizzato “Io non ho definito ‘accozzaglia’ chi non vota per me, però mi chiedo come sia possibile costruire qualcosa tra forze tanto diverse. Se ho offeso qualcuno mi scuso”, aggiunge Renzi che ha snocciolato gli effetti positivi della riforma: “Ho impressione che Landini non abbia nemmeno letto la riforma. Sulla lotta all’evasione abbiamo fatto meglio di tutti, sulla sanità abbiamo messo 2 miliardi e per la prima volta c’è un fondo sulla povertà – ha aggiunto -. Ma al referendum non si vota su questo, ma su altri temi sui quali eravate anche d’accordo”.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/mezzora-referendum-lavoro-scontro-renzi-landini/

Artisti e sportivi per il Sì: “Anni veloci e cruciali, Italia non resti indietro”

Molte personalità del mondo della cultura, del cinema, del teatro, dello sport e dello spettacolo (inclusi alcuni tra i premi Oscar italiani) hanno deciso di condividere pubblicamente un appello a sostegno del Sì al referendum costituzionale, che voteremo il 4 dicembre. Hanno arricchito la nostra vita grazie alla produzione artistica o allo zelo sportivo. Oltre ad aver direttamente contribuito a dar lustro al nostro Paese, sono cittadini italiani e come tali hanno deciso di mettere la faccia per promuovere le ragioni del Sì, nella convinzione che questo gioverà a tutti noi e alla nostra comunità Italia.

Nel testo possiamo leggere un sentito invito a sbloccare il Paese dallo “stallo totale degli anni più recenti. Per questo il cambiamento della costituzione è un gesto logico e naturale. E implica una comprensione attenta e una discussione aperta sulla sostanza. La sovrapposizione di argomenti contingenti e di secondi fini non è un atteggiamento al livello della questione, è un inganno”. Un chiaro invito a dismettere i panni degli interessi personali o partitici, di smetterla con il gattopardismo ingannevole, per favorire un serio confronto sui contenuti della riforma.

“I cambiamenti proposti – continua il documento – ci paiono nel merito sensati e orientati a creare per la politica condizioni operative più chiare e responsabili: permettendo così ai cittadini una maggiore visibilità dei processi e una maggiore chiarezza dei ruoli decisionali”. Questo senza mai dimenticare che “obiezioni ai singoli punti della riforma sono fondate e vanno rispettate. Ma la somma di queste obiezioni non ci pare tale da giustificare un No. Che metterebbe una pietra tombale su ogni ulteriore possibilità di cambiamento, per anni: anni veloci e cruciali, in cui il mondo andrà avanti per percorsi che non sarà dato inseguire, se rimarremo immersi nello stallo attuale”. Come a dire che se perdiamo anche questo treno non ce ne sarà un altro, e ancora una volta si sottolinea l’importanza di non farsi ingannare dai soliti promotori dello status quo.

“Per questo – chiude l’appello -, serenamente, ragionevolmente, e nel pieno rispetto di tutte le posizioni, noi voteremo e voteremo Sì.”

Accorsi Stefano
Archinto Rosellina
Asti Adriana
Baresani Camilla
Barone Piero, Boschetto Ignazio, Ginoble Gianluca (Il Volo)
Battistelli Giorgio
Betta Marco
Bises Stefano
Bocelli Andrea
Bolle Roberto
Boeri Stefano
Boni Alessio
Boni Chiara
Brizzi Fausto
Caselli Caterina
Capotondi Cristiana
Cima Francesca
Comencini Cristina
Contarello Umberto
Corsi Tilde
Cotroneo Ivan
Dante Emma
De Luigi Fabio
Dettori Giancarlo
Favino Pierfrancesco
Ferrara Giorgio
Ferrari Isabella
Ferretti Dante
Ferri Ozzola Sandra
Ferri Sandro
Fiorello Beppe
Fracci Carla
Genovese Paolo
Ghini Massimo
Giaccio Paolo
Gianani Mario
Giuliano Nicola
Izzo Simona
Maccarinelli Piero
Manfridi Giuseppe
Mauri Glauco
Mazzoni Roberta
Mehta Zubin
Mieli Lorenzo
Milano Riccardo
Minaccioni Paola
Mozzoni Crespi Giulia Maria
Natoli Salvatore
Neri Edoardo
Neumann Andres
Nogara Anna
Nuti Franca
Occhipinti Andrea
Orlando Silvio
Ozpetek Ferzan
Pende Stella
Placido Michele
Preziosi Alessandro
Pugliese Armando
Ranieri Luisa
Recalcati Massimo
Salvatores Gabriele
Sandrelli Stefania
Savignano Luciana
Scaparro Maurizio
Sessa Roberto
Sforza Orsina
Shammah Andree
Soldati Giovanni
Sorrentino Paolo
Tamaro Susanna
Tardelli Marco
Tedeschi Luciano
Tognazzi Ricki
Tozzi Riccardo
Veaute Monique
Veronesi Giovanni
Villoresi Pamela
Vincenti Federica
Virgilio Luciano
Vita Zelmann Massimo
Virzi’ Paolo
Volli Ugo
Zingaretti Luca

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Non solo firme false, ma “rubate”. Si allarga l’inchiesta di Palermo. E Grillo tace

La prossima settimana entra nel vivo l’inchiesta palermitana sulle firme false a sostegno della lista del Movimento 5 Stelle per le comunali del 2012 che si sta allargando a macchia d’olio. E’ previsto lunedì o martedì, al termine degli ultimi adempimenti, l’inizio degli interrogatori per otto parlamentari e attivisti del Movimento, indagati con l’accusa di violazione del testo unico 570 del 1960. A condurre l’inchiesta il pool coordinato dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal pm Claudia Ferrari, che si avvalgono delle indagini svolte dalla Digos.

Ma una svolta arriva già oggi. Le ultime indicazioni parlano non solo di firme ricopiate. Nella lista del Movimento 5 stelle per le Comunali 2012 sarebbero state inserite anche firme rubate. Nominativi che sarebbero stati presi dagli elenchi di chi firmò ai banchetti per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua. Il nuovo fronte ha dato il via da parte di molti esponenti del Pd ad un attacco contro il movimento e il suo leader  a cui era stato già chiesto di “autosospendersi”.

“Adesso pure le firme clonate, raccolte per un altro motivo e usate per le comunali di Palermo? La grillopoli firme false si ingigantisce ogni giorno di più nel solito silenzio omertoso di Grillo e dei vari Di Maio e Di Battista che non spiegano, tentano di negare quando non di insabbiare. E intanto scappano da Palermo nel loro giretto in treno. Leader da strapazzo” ha detto Emanuele Fiano, componente della segreteria Pd.

“Dopo le firme copiate spuntano quelle clonate, spostate pari pari dalle liste di chi aveva firmato per il referendum sull’acqua in Sicilia e finite sotto le candidature a cinque stelle”. Così, invece, il senatore del Partito democratico Stefano Esposito.“I vertici pentastellati, che sapevano e hanno taciuto – sottolinea l’esponente pd – invece di assumersi le loro responsabilità continuano a tergiversare e dal tour siciliano per la campagna del no fanno saltare la tappa di Palermo”.

Intanto il vertice 5 stelle, anche se al momento Bepe Grillo tace, conferma che scatterà la sospensione per gli indagati non appena questi avranno ricevuto comunicazioni ufficiali dalla procura e comunicato via mail al movimento la cosa. La situazione di grande caos che regna a Palermo non scoraggia il locale leader pentastellato Gianfranco Cancelleri, che non teme eventuali ripercussioni sulle Regionali.

La lista M5s ci sarà, sostiene: “impensabile non fare la lista”, anche se “poi decideranno gli attivisti”. Renzi, durante il tour referendario per il Sì, aveva ironizza sulla vicenda palermitana: “Fate conto di essere di quel partito lì, un partito che sta difendendo le firme false, i rimborsi del Senato se no gli salta l’ufficio comunicazione, un partito che grida al complotto. Fate conto di essere quel partito lì, volevate cambiare la storia e state cambiando la geografia”.

Per i Cinquestelle al momento replica solo Carla Ruocco, componente della commissione Finanze alla Camera: ”La differenza tra il M5s e i partiti è che noi sospendiamo e allontaniamo chi sbaglia mentre gli altri se li tengono e li coccolano”, dice a l’Intervista su Sky Tg24.

 



Fonte: http://www.unita.tv/focus/palermo-non-solo-firme-false-ma-rubate-si-allarga-linchiesta/

E’ finito il Giubileo della Misericordia. Il Papa chiude l’ultima Porta Santa

Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa della Basilica vaticana. Si trattava dell’ultima porta rimasta aperta. Con questo gesto il Papa chiude oggi il Giubileo dedicato alla Misericordia che si è aperto ufficialmente lo scorso 8 dicembre ma come dirà il Papa nella Lettera Apostolica ‘Misericordia et misera’ la Chiesa dovrà continuare a camminare in questa direzione anche al termine dell’Anno santo straordinario. Quindi, nella solennità di Cristo Re dell’Universo, sul sagrato della Basilica vaticana, Francesco celebrerà la messa di chiusura dell’Anno Santo della Misericordia, con i nuovi cardinali, con il collegio cardinalizio, con gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri. La Porta Santa è stata attraversata in questo Giubileo della Misericordia da circa 22 milioni di persone



Fonte: http://www.unita.tv/focus/e-finito-il-giubileo-della-misericordia-il-papa-chiude-lultima-porta-santa/

“Voto Sì perché”: Pietro Cociancich

Pietro Cociancich, studente di Milano, condivide le sue ragioni del Sì. Vuoi inviarci le tue? SCOPRI COME CLICCANDO QUI

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Perché la riforma garantisce servizi sanitari uguali per tutti

Essere curati allo stesso modo e con la stessa qualità ed efficienza in Lombardia come in Sicilia, stringere il divario che si sta invece allargando tra le prestazioni sanitarie offerte, con sistemi diversi, dalle Regioni, riportando le regole fondamentali in capo allo Stato, perché la cura sia uguale per tutti, a prescindere da dove si nasce o si vive. È lo spirito di uno degli articoli della riforma costituzionale sulla quale si voterà il 4 dicembre.

Prevede infatti il superamento del Titolo V, il ritorno allo Stato delle scelte sulle leggi anche per quel che riguarda la Sanità, anziché alle Regioni. Un passaggio sensibile, che riguarda milioni di cittadini. Non è un mistero che ci siano delle disparità fra territori, e soprattutto fra Nord e Sud, nell’offerta delle prestazioni sanitarie, dai tempi delle liste di attesa alla rapidità di intervento, dalla disponibilità dei posti all’insieme dell’assistenza, tanto da aver accresciuto in questi anni la “migrazione” dei malati dalle regioni del Sud a quelle del Nord, in particolare in Lombardia ed Emilia Romagna.

Una “forbice” sempre esistita ma che, secondo medici, chirurghi, cardiologi e altri, è aumentata con il Titolo V. Ci sono delle novità allarmanti, secondo i dati del ministero delle Finanze: nel 2015 per la prima volta si è ridotta di quattro anni l’aspettativa di vita degli italiani e, ancora più grave è il fatto che chi nasce in alcune regioni del Sud parte con lo svantaggio di quattro anni in meno rispetto a un bambini del Nord. Lo spiega bene Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità: «In Campania e Sicilia si ha una speranza di vita alla nascita di 4 anni inferiore rispetto a Trentino e Marche: nelle prime due regioni siamo cioè a livelli di Bulgaria e Romania, nelle altre della Svezia».

Secondo l’articolo 117 della riforma, fra le materie che riportano la legislazione esclusiva allo Stato, là dove l’attuale Costituzione parla dei «livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale», nella riforma si aggiungono le «disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare». Alle Regioni resta comunque la «potestà legislativa» anche sulla «programmazione e organizzazione dei servizi sanitari sociali».

Quindi l’applicazione sul territorio, ma le regole generali saranno, se vincerà il Sì, centralizzate e quindi uguali per tutti i territori. Il divario sulle prestazioni sanitarie che esiste da sempre in Italia fra Nord e Sud, secondo gli esperti è aumentato da quando è entrato in vigore il Titolo V, quella sorta di federalismo che, nel 2001, fu istituito in Costituzione anche per frenare la pericolosa Devolution leghista.

Walter Ricciardi, illustrando i dati monitorati dall’Osservatorio nazionale sulla salute, ha spiegato come dimostrino che «la responsabilità attribuita alle Regioni in materia di sanità ha finito per creare 21 sistemi diversi. Ci sono i virtuosi e quelli che hanno speso tanto e male, non offrendo adeguati servizi sanitari ai cittadini» (parole pronunciate all’inaugurazione dell’anno accademico del Campus biomedico, riportare dalla rivista “Vita”).

Quindi, «senza un intervento riequilibratore dello Stato centrale per 34 milioni di cittadini italiani l’offerta sanitaria e condizioni di salute sono destinati a peggiorare ulteriormente. Accentuando le differenze con il resto del Paese», è la posizione del presidente dell’Iss, convintamente per il Sì al referendum. Il problema, per Ricciardi, non è tanto nella mancanza di risorse, quanto nella «capacità di organizzare la sanità» a livello locale. Perché se in realtà al Nord ci sono più casi di tumore alla mammella, le donne muoiono di più al Sud, perché è stato più difficile fare degli screening e quindi la diagnosi in tempo, oppure «le terapie non sono adeguate e i malati sono costretti a spostarsi».

E al Nord «al contenimento delle spese ha fatto riscontro un aumento dell’aspettativa di vita». Fra i medici c’è chi è convinto per il Sì e chi per il No ed è un tema “caldo”, ma l’allarme è diffuso. E l’auspicio, per molti, è che ci sia un unico servizio nazionale con regole uguali per tutto il territorio e “tarate” sui livelli massimi, sugli standard lombardo-emiliani, piuttosto che abbassare l’asticella della qualità.



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“Voto Sì perché”: consiglieri PD Lecco

Anche i consiglieri PD di Lecco condividono le loro ragioni del Sì. Vuoi inviarci le tue? SCOPRI COME CLICCANDO QUI

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Renzi a Caserta: “Se semplifichiamo l’Italia sarà più facile nostro ruolo in Ue”

L'intervento del presidente del Consiglio all'iniziativa di Caserta a sostegno delle ragioni del Sì


Fonte: http://www.unita.tv/focus/matteo-renzi-a-caserta-referendum/

“Voto Sì perché”: Salvo Liuzzo

Salvo Liuzzo, libero professionista di Comiso, in provincia di Ragusa, condivide le sue ragioni del Sì.Vuoi inviarci le tue? SCOPRI COME CLICCANDO QUI

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sabato 19 novembre 2016

A Firenze è stata scritta la pagina più bella della storia del rugby italiano

Nel momento in cui meno te l’aspetti, l’Italia scrive la Storia e si rilancia come squadra degna di stare tra le grandi del rugby mondiale. Il XV guidato da Conor O’Shea sconfigge a Firenze, per la prima volta nella storia, uno dei tre giganti della palla ovale dell’emisfero Sud, il Sudafrica due volte campione del mondo, numero 4 del ranking mondiale.

“E’ l’inizio di una nuova Italia”, ha detto al termine della partita il capitano-simbolo degli Azzurri, Sergio Parisse. Il risultato finale di 20-18 parla di un test match tiratissimo, combattuto dal primo all’ultimo minuto, sempre punto a punto. Esattamente l’opposto di quanto avvenuto una settimana fa a Roma contro i campionissimi della Nuova Zelanda. Eppure, già dopo quel 10-68 impostoci dagli All Blacks, c’era chi vedeva un cambio di approccio, sia a livello di gioco che a livello di mentalità. Non si sbagliavano.

L’Italia che ha battuto gli Springboks ha fatto vedere tutto ciò che gli appassionati di questo straordinario sport aspettano da anni. Creativi e convinti in attacco, impeccabili in difesa, aggressivi nei punti d’incontro, precisi nel gioco al piede e in rimessa laterale, solidi in mischia chiusa.

E’ la vittoria di Sergio Parisse, certo. E’ la vittoria del nuovo allenatore, l’irlandese O’Shea che ha preso il timone di questa squadra dopo la fallimentare (in tutti i sensi) esperienza di Jacques Brunel. E’ la vittoria di Simone Favaro, per noi il vero Man of the Match, uno dei numeri 7 più forti al mondo. E’ la vittoria dei giovani, da Carlo Canna a Edoardo Padovani e Giorgio Bronzini, ma anche dei “vecchi”, che dopo tante delusioni e una miriade di “sconfitte onorevoli” riescono nell’impresa della vita. E’ la vittoria di tutti i tifosi che da anni, nei momenti belli e soprattutto nei momenti brutti, non hanno mai abbandonato questa squadra.

Ci voleva, per questo gruppo e per tutto il movimento, una partita così, un momento così. Ora il compito di chi governa questo patrimonio, in campo e fuori, è quello di far sì che questo sia davvero l’inizio di una nuova storia. Ancora più bella, ancora più appassionante.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/rugby-italia-sudafrica-firenze-vittoria/

Fantacronaca del governicchio

Che ci siano sempre più ragioni per dire un convinto Sì a questa riforma, anziché perdere anche quest’occasione di cambiamento, ormai è chiaro. Le ragioni del Sì le trovate qui e incontrando i tantissimi volontari in giro per tutta Italia in questi giorni. Ma che ci siano anche tanti motivi (non di merito e non così confessabili) per cui la casta dei politici del No vede la riforma come la fine di ogni possibilità di inciucio è ormai altrettanto chiaro. A cosa puntano, infatti, i D’Alema, i Brunetta, i De Mita, i Gasparri, i Fassina e compagnia bella? Puntano a rientrare in gioco per dare vita ad un governicchio del No.

La loro scommessa è la seguente:

Fase 1: siccome la riforma non è passata e ci teniamo il meccanismo masochistico del “bicameralismo paritario”, accompagnato da una legge elettorale proporzionale, alle elezioni, nessuno dei tre poli (Pd, Centrodestra e Cinquestelle) prende abbastanza voti da avere la maggioranza dei seggi sia alla Camera che al Senato, nonostante l’ennesima campagna elettorale dai toni apocalittici. La casta del No ha raggiunto l’obiettivo.

Fase 2: i programmi e gli impegni elettorali sono quindi già carta straccia e si apre l’ennesima crisi istituzionale della nostra storia repubblicana, con consultazioni infinite al Quirinale e trattative a oltranza tra le segreterie di partito e le diverse correnti dentro i partiti, per dare vita ad un nuovo governicchio (tecnico, politico, balneare, di responsabilità, a seconda delle definizioni pigre di politici e opinionisti) con i partiti che ci stanno. Il tutto è condito da solenni promesse, da parte della casta del No, di fare una nuova riforma costituzionale per risolvere il meccanismo masochistico bicameralismo paritario.

Fase 3: nuovo governicchio al lavoro che ha, come al solito, come unico modo di sopravvivere quello di essere debole con i forti (Europa) e forte con i deboli (le nostre tasche), sostenendosi alla canna del gas del debito pubblico (cioè sempre le nostre tasche). Nel frattempo la casta del No si spacca – ma va??? – su come superare il meccanismo masochistico del bicameralismo paritario e quindi la nuova riforma costituzionale si arena in Parlamento, dove si trova sempre chi è così illuminato da ritenere che si possa far di meglio e di più, e che i problemi sono altri.

Fase 4: i partiti che hanno sostenuto il governicchio sono in caduta di consensi e si sfilano via uno dopo l’altro, la casta del No deve cercare nuovi equilibri e li trova anzitutto archiviando ogni ipotesi di riforma costituzionale (che a quel punto sarà, come dicono lor signori “divisiva”) per riportare le istituzioni e gli italiani indietro daccapo alla fase 1 o 2, e così via.

Nella gran parte delle ultime elezioni “il film” è stato esattamente questo, per non parlare della prima Repubblica, dove a un certo punto il governicchio divenne la regola ed i buoni governi l’eccezione. Insomma, la casta sostiene il No con la menzogna che tutto resterebbe com’è, mentre in realtà con la vittoria del No tutto andrebbe peggio, avvitando il Paese in una spirale di sfiducia ed instabilità.

Per voltare pagina e lasciarci questo brutto film alle spalle, la risposta è semplice, Basta un Sì.

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Fonte: http://www.bastaunsi.it/referendum-fantacronaca-del-governicchio/

Black Mirror, la serie che sfida il tempo

Oggi è praticamente impossibile non avere confidenza con uno schermo nero. Poco importa se si tratta di quello di un vecchio televisore a tubo catodico o del Display Retina HD degli ultimi iPhone: è la forma che diamo alla tecnologia nel momento in cui non è al nostro servizio. È una specie di porta chiusa e se da una parte diventa stupido negare le possibilità sempre più grandi nascoste dentro al mondo che sigilla, dall’altra è paradossale e vagamente macabro constatare come un “black mirror” – uno schermo nero, per l’appunto – si limiti a trasmettere il riflesso sfocato dei milioni di persone che lo venerano quotidianamente.

Charlton “Charlie” Brooker, uno sceneggiatore/produttore formatosi come giornalista per la rivista PC Zone, deve avere una certa confidenza sia con gli schermi neri che, più in generale, con questa specie di autoironia disincantata tendente al mortifero: non a caso ha inventato un nuovo micro-genere televisivo, derivante sì dalla science fiction e dalla distopia, ma poi cucito addosso alle piccole grandi invenzioni entrate sempre più prepotentemente nelle nostre vite; non a caso quasi tutti gli episodi del suo capolavoro Black Mirror finiscono malissimo.

Ma andiamo con ordine. La serie debutta nel dicembre 2011 e dichiara i propri intenti ancor prima di andare in onda: una prima stagione composta soltanto da tre puntate, ognuna delle quali è caratterizzata da scenari e personaggi differenti. Nessuna empatia da sviluppare per il protagonista di turno, nessun cliffhanger (avete presente quando la narrazione si interrompe all’improvviso, nel bel mezzo di un colpo di scena?) a tormentarci per mesi. Soltanto storie, scritte da Brooker, che immaginano un futuro parecchio verosimile, che raccontano di tecnologie a volte neanche troppo lontane e che provano a parlare di cose che (ancora) non esistono per farci riflettere su cose che invece esistono eccome: come ad esempio uno splendido episodio della stagione 2 intitolato Torna da me, in cui si immagina che la nostra attività virtuale (post di facebook, video registrati sul cellulare ecc.) possa venire utilizzata per creare un’intelligenza artificiale che sopravviva alla nostra morte, permettendo ai nostri cari di rimanere in contatto con un’entità abbastanza simile all’originale trapassato.

Da brivido se pensiamo che successivamente in Israele è stato lanciato il primo social network dedicati ai defunti, no? Insomma, sin dalla prima messa in onda Charlie Brooker ha deciso di puntare tutto sulla forza della singola idea; una scelta ogni giorno più pericolosa, soprattutto col passare delle puntate e con una possibilità sempre maggiore di fare paragoni tra quanto visto.

Ebbene, lunedì 21 novembre sarà il “mesiversario”della terza stagione di Black Mirror: sei episodi distribuiti in contemporanea da Netflix che hanno fatto discutere milioni di fan. Ora, se a Black Mirror si chiede di fondere gli opposti e di continuare ad essere nuova dopo cinque anni si resterà delusi: c’è poco da fare, l’intuizione della fantascienza social è la stessa del 2011, anche perché nel frattempo il mondo non è che sia cambiato così tanto.

Ed anzi, guardando alcuni episodi si ha addirittura l’impressione che la serie rinunci all’ambizione di anticipare la vita che sarà per limitarsi a raccontare un’esasperazione di quello che è oggi: si pensi alla terribile app che consente di votare in diretta la popolarità di chiunque si abbia a portata di sguardo (Caduta libera) e ai suoi evidenti legami con Facebook/Instagram; oppure all’episodio Zitto e balla, forse il più angosciante di tutta la stagione, in cui di fatto ci si limita a parlare di hacker e trollface, ovvero una emoticon, o faccina, piuttosto in voga tra i millennial. Allo stesso tempo è però impossibile non considerare la creatura di Charlie Brooker non solo in ottima salute, ma addirittura in crescita costante.

Intanto perché gli episodi sono sempre più validi sia dal punto di vista tecnico che da quello della varietà ma soprattutto perché il loro autore continua a mantenere una lucidità di analisi impressionante se non addirittura spaventosa, che gli consente di parlare in maniera efficace anche di temi abusatissimi quali il cyberbullismo, l’eutanasia o i matrimoni gay. Ancora una volta, è difficile guardare Odio universale, in cui per uccidere basta pubblicare un tweet, senza pensare con leggero senso di nausea a decine di storie di abuso impunito solo perché praticato su internet; così come è commovente oltre ogni legittima aspettativa seguire, passo dopo passo, la storia d’amore tra due donne in fin di vita dentro la cornice virtuale di San Junipero (l’episodio migliore per chi scrive). E allora poco importa se la serie non conferma in toto l’immaginazione brillante conosciuta in precedenza.

A conti fatti la nuova stagione di Black Mirror è vincente semplicemente perché continua a parlare di noi: delle nostre angosce, delle nostre perversioni, dei desideri più irrealizzabili e delle cattive abitudini apparentemente più banali. Ci sbatte in faccia sei conseguenze estreme del nostro rapporto con la tecnologia di massa e prova a mostrarci sei diverse facce di un mondo all’insegna dell’interconnessione continua e della condivisione ad ogni costo. Interrompe per pochi istanti le meraviglie dei dispositivi elettronici e ci costringe a guardare il nostro riflesso sfocato dentro lo schermo nero.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/black-mirror-la-serie-che-sfida-il-tempo/

Comitati Basta un Sì: Valdisieve

Quella dei comitati Basta un Sì della Valdisieve è davvero una bella storia da raccontare. Una storia che parla di passione, di impegno, di sogni e di voglia di fare del proprio meglio per cambiare il nostro Paese.

I Comuni di Pontassieve, Pelago e Rufina mettono insieme circa 35.000 persone a sud-est di Firenze, nel territorio di pianura e collina intorno al fiume Sieve. Le comunità di quest’area suddivisa in 32 frazioni condividono molti aspetti della vita di ogni giorno, per questo è nata l’idea di vivere la campagna referendaria organizzando iniziative in sinergia fra i 14 comitati sorti sul territorio.

Ed è da quel momento che hanno unito le forze persone con storie molto diverse alle spalle, ma accomunate dalla voglia di dire Sì. C’è Marica, maestra in pensione con una vita di militanza fra PCI, PDS, DS e PD: “Credo che per chi come me è impegnato da così tanto tempo in politica – racconta – fosse doveroso cogliere questa occasione per sconfiggere l’immobilismo e trasformare il nostro Paese. Non so se e quando avremo ancora un’opportunità così grande”.

C’è l’energia dei più giovani, come Giacomo, Mattia e Davide, che hanno 65 anni in tre e una voglia di cambiare che parte dal 2012: “Siamo ad un passo dal raggiungere l’obiettivo verso cui stiamo lavorando da quando andavamo al liceo e appena usciti da scuola ci congelavamo le mani per distribuire volantini”.

Volantini come quelli di Andrea: un’istituzione nella frazione di Montebonello, che non può fare a meno di scambiare due parole con ogni persona che incrocia al mercato di paese mentre gli mette in borsa il pieghevole che spiega i punti della riforma.

Il frutto di questa unione è stato davvero sorprendente, a cominciare dalle tre Case del Sì aperte tutti i giorni per accogliere le persone e raccontare perché questo Sì può aiutare il nostro Paese ad essere più semplice, più stabile, più giusto e soprattutto più in grado di dare risposte a chi ne ha bisogno.

Oppure “Giocando Sì Impara”, un incontro con gioco a quiz per sviscerare ogni punto della riforma divertendosi. Perché se si entra nel merito non c’è partita, come ha detto Giovanni all’inaugurazione di una delle nostre Case del Sì: “Le persone che incontriamo tutti i giorni per strada sono intelligenti e quindi capiranno che le nostre sono buone ragioni, quelle degli altri non credo”.

Ma in questa storia anche la fantasia gioca un ruolo importante. Ecco allora che una simpatica idea buttata lì in una delle tante riunioni serali si realizza diventando la nostra “Ape per il Sì”. Il famoso mezzo della Piaggio addobbato in stile “Basta un Sì” che sta viaggiando per le strade, le piazze, i mercati ed i luoghi di ritrovo della Valdisieve, il cui nome sulla fiancata dell’Ape è stato trasformato in “ValdiSìeve”.

Ogni volta che l’Ape si ferma trova qualcuno ad aspettarla: alcuni si fanno due risate nel vedere un comitato elettorale così strano, altri ci chiedono 20 libretti informativi da dare a tutto il loro condominio, mentre qualcuno ci urla “io voto No”, ricevendo comunque un sorriso come risposta.

Queste pazze settimane raccontano cos’è per noi la politica: condividere esperienze con ottimismo e voglia di fare, con allegria e l’apparente incoscienza di chi vuole realizzare i suoi sogni di cambiamento, ma soprattutto con la consapevolezza di farlo per il futuro di tutti.

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Matteo Renzi a Benevento per “Basta un Sì” – Diretta Video

Continua il tour elettorale del presidente del Consiglio a sostegno delle ragioni del Sì


Fonte: http://www.unita.tv/focus/matteo-renzi-a-benevento-referendum/

“Volete voi un Senato composto da 315 membri che abbia le stesse funzioni della Camera?”

Quando ci si trova davanti ad una domanda secca, la risposta dovrebbe essere altrettanto diretta. Spesso gli amici del no tergiversano, propongono alternative fantasiose e sviano le domande. Visto che l’alternativa è tra questo sistema e quello nuovo, e non tra questo sistema, quello nuovo e quello potenziale, proviamo ad invertire l’oggetto.

Pensiamo che la riforma sia già in vigore. Che il numero dei parlamentari sia ridotto, che il CNEL  e le Province siano abolite, che ci sia stata una razionalizzazione delle competenze Stato-Regione. Poniamo che la classe politica ci proponga di rivedere questo sistema, ed il quesito reciti “vuoi tu un Senato composto da 315 membri pagati – anziché 100 non stipendiati? Vuoi tu istituire il CNEL? Vuoi tu inserire un organo – la Provincia – che si inserisca nei già complicati rapporti Stato-Regione? Vuoi tu dare la possibilità alle Regione di gestire in quasi totale autonomia materie come sanità, turismo, sicurezza?”

Mettiamo che la battaglia referendaria, ad oggetto invertito, sia sostenuta dalle stesse fazioni di ora. Ce li vedete i sostenitori del sistema attuale tentare di convincere i cittadini che avere 315 senatori, lautamente pagati, al posto di 100 senza indennità sia un vantaggio? Pensiamo al paradosso: convincere gli italiani che si renda necessario eliminare il principio di trasparenza nella pubblica amministrazione.

“Caro cittadino” potremmo sentir dire “il sistema attuale ha assoluto bisogno di 500 milioni in più, perché non darglieli?”. Immaginate gli autobus brandizzati “Anche tu sei stanco di un Parlamento che fa leggi in tempi accettabili? Aiutaci ad introdurre il bicameralismo paritario!”. Poi ci si dovremmo chiedere come – in questa situazione un po’ paradossale – si schiererebbero gli instancabili difensori dello status quo.

A favore dell’introduzione del bicameralismo paritario, del CNEL, delle Province, di 500 milioni di spesa in più? Il ragionamento di fondo è abbastanza semplice: i sostenitori del No, oltre alla strenua difesa del sistema attuale in quanto attuale – non in quanto funzionale – non hanno argomenti.

Vuoi 315 senatori al posto di 100? Vuoi un sistema si competenze complesso e poco comprensibile? Vuoi il bicameralismo paritario? In quel caso, basterebbe un No.

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Matteo Renzi a Potenza per “Basta un Sì” – Diretta Video

Continua il tour elettorale del presidente del Consiglio a sostegno delle ragioni del Sì


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Renzi: “I cinquestelle sono passati da ‘onestà, onestà’ a ‘omertà, omertà’ ”

Il caso delle firme false a Palermo ormai è scoppiato. Le notizie che arrivano dal capoluogo siciliano parlano di almeno 8 indagati tra i cinquestelle. Naturalmente molte sono state le reazioni durante la giornata, tra queste anche quella di Matteo Renzi che durante un seminario organizzato da Ncd al Senato ha commentato: “Ci sono movimenti nati per cambiare e che ora difendono firme false ed il mantenimento del Cnel. Sono passati da onestà, onestà a omertà, omertà”.



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Renzi: “L’Italia si è rimessa in moto. Referendum? Partita apertissima”

Il presidente del Consiglio ha elencato i tanti risultati ottenuti, dal punto di vista economico, durante i quasi tre anni di governo: dalla crescita del Pil a quella dell’occupazione, dalla riduzione del deficit alla ripartenza dei consumi. “Numeri inconfutabili”, sottolinea Renzi.

Mercati inquieti in vista del referendum? E’ normale E’ logico che in vista di un cambiamento politico, qualunque esso sia, ci sia fibrillazione sui mercati, è sempre stato così. Così come è normale che con le riforme lo spread scende e senza le riforme lo spread sale. Detto questo non ho alcuna intenzione di impostare la campagna per il Sì al referendum sulle paure dei cittadini.

Sondaggi negativi? La partita è apertissima La partita referendaria è totalmente aperta in ragione dell’altissimo numero di indecisi, le buone ragioni che ci spingono a lottare fino alla fine per il Sì sono più forti che mai. Questo non è un referendum sul governo, ma sul Paese. La maggioranza silenziosa degli italiani saprà scegliere in base al quesito, non in base ad altro. Sono sicuro che l’affluenza sarà alta e rispetteremo la volontà degli italiani qualunque essa sia. A tutti gli appassionati di sondaggi ricordo solo la settimana precedente alle europee, in cui davano tutti un testa a testa tra Pd e M5S.

Nella pancia degli italiani c’è una grande voglia di cambiamento Cosa succede se vince il No? Rimane il Cnel, il rimborso ai consigliere regionali, la confusione tra Stato e Regioni nei poteri. Cosa succederà al governo lo scopriremo solo vivendo. Questo referendum può segnare il cambiamento in Italia. Questo governo è nato per fare le riforme e per fare il cambiamento, se i cittadini bocciassero queste riforme vedremo cosa fare. Ma io sono sicuro che nella pancia di questo Paese ci sia tanta voglia di cambiamento, la partita si deciderà negli ultimi giorni di campagna elettorale.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/mille-giorni-di-governo-la-conferenza-stampa-di-matteo-renzi/

La presentazione del libro “Perché si” #bastaunsì

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Renzi a Bari per #BastaunSì: “Ora il cambiamento dipende da voi”

L'intervento di Matteo Renzi presso la Fiera del Levante di Bari in occasione dell'iniziativa organizzata a sostegno del Sì al referendum costituzionale


Fonte: http://www.unita.tv/focus/renzi-referendum-video-bari/

Giorgio Armillei sugli itinerari di una generazione #bastaunsì

armillei


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venerdì 18 novembre 2016

Renzi a Bari per #BastaunSì – Diretta

L'intervento di Matteo Renzi presso la Fiera del Levante di Bari in occasione dell'iniziativa organizzata a sostegno del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre


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Itinerari di una generazione #bastaunsì

ceccanti


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Parisi lancia “Energie per l’Italia”: un movimento alternativo a Renzi e Grillo

Stefano Parisi annuncia la nascita di un movimento politico, Energia per l’Italia. “Sarà un contributo importante al centrodestra, alternativo a Renzi e alla sinistra – ha detto durante una conferenza stampa – e non sarà un partito”.

Un nuovo soggetto politico che spunta in un centrodestra in queste ore piuttosto confuso, disunito – nonostante Berlusconi parli di compattezza –, che giunge dopo il raffreddamento dei rapporti tra il leader di Forza Italia e Parisi. Il Cavaliere, nella sua ennesima contro svolta – fiutando un probabile vento in poppa alla Lega dopo la vittoria di Trump – l’aveva colpevolizzato di “azzuffarsi con Salvini” e quindi “non in grado di avere un ruolo nel centrodestra”. Un altro “delfino” travolto dunque, dopo Alfano, Fini e Toti.

Ma Parisi tira dritto e prova lui a tenere unito il centrodestra. “Il nuovo movimento politico non sarà contro gli attuali partiti di centrodestra – assicura -, ma per ricostruire la fiducia nel centrodestra”

“L’Onestà politica – spiega poi – è un tema centrale per l’opinione pubblica e sarà tra le principali guide del nostro movimento”. Un movimento che si rivolge al “grande popolo liberale e popolare che ha perso fiducia nel centrodestra”. “Noi – aggiunge – siamo qui per ricostruirla quella fiducia, non siamo contro gli attuali partiti. Sarà un’offerta di profondo rinnovamento di idee e di persone”.

Oggi nessuna alternativa a Renzi-Grillo

“Dobbiamo fare in modo che ci sia un’offerta alternativa seria, liberale e popolare, alternativa a quella di sinistra e dobbiamo evitare il rischio che in Italia l’alternativa sia tra Renzi e Grillo: oggi non c’è alternativa tra Renzi e Grillo”.

 



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Gianni Cuperlo: “non bloccare questo progetto di riforma”

Recentemente Gianni Cuperlo, dopo aver riflettuto a lungo sulla riforma costituzionale, ha deciso che voterà SI. Questa riforma, infatti, è una scelta giusta per l’Italia, e non va bloccata.

L’ex candidato alla segreteria del PD e già presidente del partito, afferma di aver sciolto le sue riserve dopo aver trovato delle “ragioni di unità” all’interno della riforma che lo hanno spinto ad un cambio di passo; auspicando che anche altri possano trovarle, si dichiara convito della sua scelta.

C’è da meditare su quale sarà l’Italia che ci ritroveremo il giorno dopo il voto e, secondo me, non bloccare questo progetto di riforma è la scelta più giusta“. È questa l’analisi che il deputato PD offre spiegando la sua decisione di votare sì.

La decisione è stata fondamentalmente maturata a margine della commissione interna al PD, di cui Cuperlo faceva parte, che ha portato alla redazione di un documento-accordo per la modifica della legge elettorale. Superati i dubbi relativi alla legge elettorale (quell’ipotetico “combinato disposto” di cui abbiamo già smontato il senso), come lui molti si sono infine convinti della bontà dell’approvazione della riforma.

Gianni Cuperlo aveva sempre spinto su questo concetto, sostenendo che la bozza firmata è un documento che contiene: “le linee di una legge elettorale che può trovare in questo Parlamento una larghissima maggioranza, tra il 70% e 80% per cento”.

Tuttavia esistono alcuni punti di criticità, ma anche di auspicio, che l’ex presidente PD pone alla questione referendaria. Il suo auspicio è che, dopo il referendum, il PD e la sinistra possano essere più uniti e più forti per le sfide che si prospettano in futuro per l’Italia e per il mondo.

A noi la scelta di Gianni Cuperlo – membro della cosiddetta “minoranza PD” – appare particolarmente significativa, perché è la posizione di un politico che ha messo da parte le considerazioni personali e ha riflettuto sul merito e sul futuro del paese, del suo bene e del suo ruolo nel mondo.

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Caos firme false a Palermo, almeno 8 indagati nel M55. La Rocca si sospende

Otto parlamentari e attivisti del Movimento 5 Stelle sono indagati con l’accusa di violazione del testo unico 570 del 1960, per la vicenda delle firme false a sostegno della lista presentata nel 2012 alle elezioni comunali di Palermo. Saranno interrogati dalla settimana prossima, dal pool coordinato dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal pm Claudia Ferrari, che si avvalgono delle indagini svolte dalla Digos. E’ stato l’incrocio delle dichiarazioni dei tre testimoni poi divenuti indagati – la deputata regionale Claudia La Rocca, che ha ampiamente collaborato, e due attivisti, che hanno fatto una serie di ammissioni – con quelle del superteste Vincenzo Pintagro e con il disconoscimento delle firme da parte di coloro che avevano appoggiato la lista, a indurre la Procura a sentire le versioni di coloro che materialmente avrebbero coordinato le operazioni di ricopiatura, la notte del 3 aprile 2012, dopo che gli attivisti grillini si erano resi conto dell’errore materiale su un luogo di nascita di un candidato.

Nel timore che tutto si perdesse e che la lista fosse respinta dal Tribunale, competente a vagliare la regolarità formale degli atti, fu decisa la sostanziale falsificazione delle firme, cosa ammessa da numerosi dei presenti. Chi indaga, visto che la lista non ottenne nemmeno un consigliere comunale, ipotizza però che una serie di persone si sarebbero giovate comunque dei falsi, perché la candidatura alle elezioni comunali, secondo le regole dettate dal leader e garante politico del Movimento, Beppe Grillo, consentiva di candidarsi successivamente alle elezioni regionali e politiche, in cui il sistema elettorale ha consentito a una serie di militanti di diventare deputati e senatori.

La Rocca, che ha annunciato ai compagni del M5S di volersi sospendere, ha chiamato in causa chi avrebbe copiato assieme a lei: fra gli altri, Claudia Mannino, Samantha Busalacchi, Loredana Lupo e ha detto che il candidato sindaco di Palermo, Riccardo Nuti, sapeva. Dalla sua e dalle altre audizioni sono venuti fuori pure, come presenti o più o meno partecipi e consapevoli, fra gli altri, i nomi di Giulia Di Vita e Chiara Di Benedetto. Tutti, a parte la Busalacchi, sono stati eletti nel Parlamento nazionale.

La consapevolezza e l'”uso” degli atti falsificati possono giustificare la contestazione del reato. E proprio riguardo alla consapevolezza, è giallo sul fatto che Grillo fosse stato o meno informato delle intenzioni della La Rocca di parlare con gli inquirenti: secondo indiscrezioni, la parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana avrebbe telefonato al leader prima di andare dai pm. Il fondatore dei Cinque Stelle ha negato però la circostanza.

Tra i candidati al Comune di Palermo e che poi, proprio grazie a questa candidatura, fu inserita come gli altri nella lista presentata nel 2013 alla Camera, c’era anche Azzurra Cancelleri, sorella del candidato presidente della Regione (nel 2012 e oggi) grillino, Giancarlo Cancelleri. La donna fu poi eletta alla Camera, nel 2013. Al leader siciliano del M5S, vicino a Luigi Di Maio, mercoledì sentito come testimone in Procura, e’ stato chiesto se la sorella fosse a Palermo, nei convulsi giorni della presentazione della lista e della ricopiatura delle firme. E lui ha risposto di no: “Noi viviamo a Caltanissetta”.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/caos-firme-false-a-palermo-almeno-8-indagati-nel-m55-la-rocca-si-sospende/

Chi è Michael Flynn, nuovo consigliere alla sicurezza nazionale Usa

Il presidente eletto Donald Trump ha offerto il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale al generale Michael Flynn. Registrato tra gli elettori democratici, vanta 33 anni di carriera militare, con posizioni di primo piano, dalla guida di missioni Nato in Afghanistan e in Iraq fino alla direzione della Dia (Defence Intelligence Agency) dal 2012 al 2014, quando è stato licenziato dal presidente Barack Obama.

Quello di consigliere per la sicurezza nazionale è un ruolo chiave alla Casa Bianca, ma la nomina non richiede il via libera del Senato e ciò giocherebbe a suo favore perché si tratta di un personaggio controverso.

Flynn ha collaborato a stretto contatto con Trump durante la campagna elettorale e si è occupato di temi sicurezza nazionale durante la transizione. Unico tra gli alti funzionari dell’intelligence americana ad aver deciso di appoggiare il tycoon newyorchese, in questi mesi Flynn non è passato inosservato attirandosi, come era prevedibile, le critiche dei democratici che lo hanno accusato di essere islamofobo e simpatizzante di Vladimir Putin.

Flynn finora ha sempre schivato gli attacchi badando a svolgere la missione assegnatagli da Trump: mettere in discussione la credibilità di Hillary Clinton facendo leva di ogni occasione buona come nel caso dell’Email gate che ha visto coinvolta l’ex candidata democratica. Il suo ruolo è stato, però, soprattutto, proteggere il candidato repubblicano dagli attacchi di chi, dall’interno dei servizi segreti e delle forze armate americane, ha provato ad ostacolarne la corsa.

Secondo alcuni ci sarebbe Flynn dietro il  disprezzo di Trump per l’accordo sul nucleare iraniano e la strategia aggressiva nei confronti dell’Islam radicale.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/usa-trump-flynn-consigliere-sicurezza-nazionale/