lunedì 31 ottobre 2016

Renzi: “Entro 72 ore nuovo decreto. Insieme supereremo anche questa prova”

“Nell’arco delle prossime 72 ore, per rispondere all’evento eccezionale, metteremo in campo un ulteriore decreto legge il cui obiettivo è innanzitutto accelerare le procedure e mettere ulteriori risorse in termini di personale per affrontare l’emergenza”. Così il premier Matteo Renzi al termine del Consiglio dei Ministri straordinario convocato a 24 ore dal sisma di 6.4 che ha colpito nuovamente il centro-Italia.

Il nuovo decreto potrebbe confluire in quello già in discussione in Parlamento. “Poi vedremo”, ha aggiunto Renzi, ma ora è il momento di correre e reagire. il Presidente del Consiglio lo fa elencando tutte le decisioni prese nella riunione di oggi. Dall’ “estensione dei poteri d’emergenza al capo della Protezione civile” con un “ordinanza che attribuisce poteri straordinari all’ingegner Curcio”, passando all’incremento della presenza delle forze dell’ordine nei territori più colpiti dallo sciame sismico per ridare “sicurezza ai cittadini”, fino a un maggiore impiego del personale destinato alle verifiche di agibilità.

Sarà impiegato “più personale per affrontare il carico burocratico. – spiega Renzi – I numeri delle verifiche di agibilità degli edifici erano 72mila a L’Aquila, 49mila in Emilia-Romagna: solo nella parte precedente all’ultima scossa” per il sisma dell’Italia centrale ci sono state “77mila richieste, il territorio è molto ampio. Ciò che è accaduto ad Amatrice ha creato lesioni profonde che sono molto più problematiche di quello che si immagina. Poi arrivato un terremoto di magnitudo 6.5: a fronte di questo noi immaginiamo che saranno molte di più le richieste di verifica e più personale sarà necessario”.

Finito il CdM. Insieme supereremo anche questa prova, difficile e straordinaria. I cittadini del #terremoto saranno ascoltati e accompagnati

— Matteo Renzi (@matteorenzi) October 31, 2016

Nel nuovo decreto sul terremoto ci saranno anche “più spazi per il personale a Comuni che spesso hanno pochissimi dipendenti, a tempo determinato. Vediamo – spiega il premier – se li prendiamo da graduatorie che già ci sono. Daremo più persone per dare una mano sulle aree colpite”.

La ripartenza sarà scandita in quattro fasi. La prima, di poche settimane, che è quella appena inziata con il ricollocamento dei cittadini delle zone terremotate in strutture di accoglienza adibite per l’emergenza. La seconda fase dovrebbe invece inziare prima di Natale, con l’arrivo dei container. Quindi, superato l’inverno, si accederà alla terza fase con l’impiego delle case di legno. Infine, la quarta fase con la ricostruzione vera e propria e la riconquista della normalità.

Su quest’ultimo aspetto Renzi ci ha tenuto ad essere particolarmente chiaro: “Ricostruiremo tutto: anche le chiese, anche le realtà turistiche e commerciali”. Il fatto che non ci siano morti è motivo di notevole sollievo, spiega il premier, ma “questo non vuol dire che questo intervento non sia un intervento straordinario. E per un intervento straordinario sono necessarie misure straordinarie“. “Quei luoghi hanno un’anima – sottolinea – e quell’anima non la possono perdere. Nel luogo del patrono d’Europa dobbiamo dare un messaggio di ricostruzione”.

E a chi chiede se non vi sia in atto un braccio di ferro con l’Ue, Renzi risponde che no, “non c’è”. “Noi – aggiunge – stiamo rispettando le regole europee che prevedono le clausole eccezionali“. E il terremoto, insieme all’emergenza immigrazione, sono eventi eccezionali. “Abbiamo avuto tre terremoti in 7 anni, a fronte di questo – conclude – anche un bambino si rende conto che in Italia c’è un problema sismico” e  “con i bambini non si scherza”.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/consiglio-dei-ministri-terremoto-conferenza-stampa/

“Pronto, qui è crollato tutto!”. Il dramma nelle telefonate di aiuto al 112

Chi chiama in lacrime e chi cerca di segnalare i crolli. Subito dopo il violento sisma sono state migliaia le telefonate di soccorso al 112


Fonte: http://www.unita.tv/focus/pronto-qui-e-crollato-tutto-il-dramma-nelle-telefonate-di-aiuto-al-112/

Il sociologo Evgeny Morozov: “Nessuno ci conosce meglio di Google”

“Vengo dalla Bielorussia, che come molti sanno non è proprio un’isola felice di democrazia liberale: per questo sono stato sempre affascinato da come i nuovi media possano contribuire ad agevolare una trasformazione democratica. Ma poi ho scoperto che le dittature non cadono così facilmente e che le tirannie, spesso, si rafforzano con internet. Allora ho cominciato a studiare, da una prospettiva completamente diversa, come internet ostacoli la democrazia”.

Con queste parole, pronunciate in occasione di una conferenza del 2009 a Oxford, si presenta Eugenij Morozov,  sociologo, giornalista ed esperto in nuovi media di fama mondiale. Nonostante abbia solo 32 anni è internazionalmente riconosciuto come uno dei più lungimiranti studiosi di internet, e dell’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo sul mondo contemporaneo; domani arriverà a Roma, per partecipare a un incontro dal titolo Tecnocapitalismo e Beni Comuni, all’interno del Salone dell’Editoria Sociale.

Gli uffici di Facebook a Palo Alto in California

Gli uffici di Facebook a Palo Alto in California

Per lo studioso bielorusso la nostra generazione e quelle future avranno un compito prioritario: spezzare una catena di ragionamento diffusa quanto fallace, che ci induce a pensare che, come negli anni ’80 con l’avvento dei fax e delle fotocopiatrici, anche oggi, grazie a internet, l’uomo sarebbe radicalmente spinto verso una messa in discussione dell’ordine costituito. La cosiddetta “fallacia del liberalismo dell’ipad”: credere che “un cinese o un iraniano che entrino in possesso di un ipad, comincino anche ad amare la democrazia liberale.” In realtà le cose sono più complesse e nel suo ultimo libro, Silicon Valley, i signori del Silicio, Morozov ci fa aprire gli occhi su un inquietante intreccio che lega il progresso tecnologico e il capitalismo più sfrenato, e su come gli interessi economici riescano a subordinare l’impiego e la destinazione delle tecnologie stesse per corroborare un sistema monopolistico.
L’asserto di base del suo pensiero è semplice: la tecnologia è in mani private, ed è concentrata nella Silicon Valley. Quest’ultima rappresenta una sorta di nuovo Welfare State: gli individui, cioè, non potendo più contare sulle garanzie di uno stato sociale in tempi di crisi generalizzata cercano nella tecnologia quelle facilitazioni e quella convenienza economica che può semplificare la loro vita. In questo senso, seguendo un processo che asseconda la deriva individualistica della società contemporanea, Silicon Valley si sostituisce allo stato, inventandosi come dispensatore di welfare, ma in cambio ci priva della nostra privacy, che viene trasformata in pubblicità.

schermata-10-2457693-alle-17-05-43Si pensi ad esempio alla funzione preponderante dei social network nel contesto odierno. La narrazione che viene offerta all’utente è quella che i social rappresentino una modalità gratuita per potenziare un’esigenza primaria dell’essere umano: la comunicazione. Il prezzo che viene pagato da ogni utente per questa apparente gratuità è poco appariscente ma di grande rilevanza: la condivisione di qualsiasi tipo di informazione personale.
Maggiori sono i clic dell’internata, maggiore la mole di informazioni private che vengono consegnate alla rete. In questo senso la Silicon Valley è un unicum nel mondo: un nome che nasconde la presenza di una rete di aziende che costituiscono una infrastruttura impegnata a raccoglie dati, con sensori che stanno nelle auto, negli smartphone, nei termostati. Secondo Morozov non c’è nessuno al mondo che ci conosce come Google, vera e propria banca dati delle nostre ricerche on line, capace di sapere cosa vogliamo e come viviamo, cosa ci spaventa e cosa compriamo. E questi sono i dati che sono alla base di qualunque business: energie, trasporti, sanità, istruzione. Chi ha le informazioni riveste un ruolo chiave per questi servizi, e sviluppa una capacità predittiva che va ben oltre il campo economico, capace di influenzare il corso stesso degli avvenimenti.

Ma qual è la mentalità che informa questi incredibili collettori di informazioni? Secondo Morozov quella del capitalismo cognitivo, che mina fortemente la possibilità dello sviluppo di valori come l’uguaglianza sociale, e che di fatto tende a perpetrare, sotto nuove forme, il tradizionale meccanismo di accumulo della ricchezza nelle mani di pochi. La stessa sharing economy, basata sullo scambio di beni materiali e servizi, alternativo ad un approccio consumistico, nasconderebbe l’insidia del progressivo svuotamento dei diritti del consumatore: “Prendiamo come esempio il servizio dei taxi – ha dichiarato tempo fa in un’intervista – oggi c’è un pacchetto di regolamentazioni che impone i diritti dei consumatori; insomma, l’autista non deve discriminarti etc. Ma con un servizio come Huber, per esempio, tutte queste tutele svaniscono, e di conseguenza calano i diritti del passeggero. Huber può escludere tutti i passeggeri secondo criteri arbitrari: e se si comincia a universalizzare la logica della sharing econmy al di la dei taxi, la cosa diventa preoccupante.”

La sede di Google a Mountain View in California

La sede di Google a Mountain View in California

Alla base del pensiero di Morozov, a torto indicato a seconda delle occasioni come estimatore o detrattore della tecnologia, c’è la constatazione che per quanto il progresso possa rappresentare un fattore positivo, è solo l’utilizzo che se ne fa, la sovrastruttura economica che lo assorbe, a determinarne il valore e l’impatto sociale. In questo senso la domanda da farsi non è tanto “hai paura che gli algoritmi rimpiazzino l’uomo”, quanto quella sull’assetto socioeconomico che ci consentirà di destinare alle macchine i lavori meno appetibili, per migliorare la nostra condizione umana e non per ritrovarci in un mondo di robot che ci ha tolto il lavoro: “Non e’ un problema di tecnologia ma un problema di capitalismo, bisogna cambiare l’economia, non la tecnologia. Bisogna parlare del rapporto che c’è tra l’automazione e l’economia. La critica all’automazione in se è conservatrice: anziché parlare di economia e di revisione del capitalismo ci fossilizziamo su aspetti marginali o sensazionalistici del tipo ‘il robot sostituisce l uomo'”.

E la critica di Morozov, in uno scenario contemporaneo dove la Silicon Valley si erge spesso a paladina del progresso, risuona ancora di più come il monito a svegliarsi dal un lungo sonno della ragione. Secondo il sociologo non c’è differenza tra quello che le aziende californiane del silicio fanno oggi e quello che l’America faceva negli anni ’60: espandere il proprio modello in maniera imperialistica. La narrazione del capitalismo trionfante che informa la storia Americana dell’ultimo secolo (e da un po’ anche quella Europea) ci dovrebbe stimolare una semplice domanda: “Vogliamo vivere così?”. La risposta potrebbe aprire spiragli di un futuro migliore: “Dobbiamo essere in grado di sognare di meglio, che non sognare il sogno della Silicon Valley”. Parola di Morozov.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/il-sociologo-evgeny-morozov-nessuno-ci-conosce-meglio-di-google/

Addio a Silvio Gazzaniga, lo scultore che creò la Coppa del Mondo

E’ morto a Milano lo scultore e orafo Silvio Gazzaniga, creatore di tanti trofei per il mondo dello sport, prima fra tutte la Coppa del Mondo di calcio. Nato a Milano, aveva compiuto 95 anni lo scorso 23 gennaio. Si era formato come scultore nelle scuole d’arte del capoluogo lombardo nel periodo del fervore delle avanguardie degli anni Quaranta. L’anno che cambiò la sua vita è stato il 1970, quando, dopo la vittoria ai Mondiali del Messico, la Coppa del Mondo viene aggiudicata definitivamente al Brasile. La Fifa quindi deve far realizzare un nuovo trofeo e viene bandito un concorso aperto a tutti gli artisti del mondo e, tra 53 proposte, è proprio quella di Silvio Gazzaniga a essere scelta. La nuova Coppa, spiegò poi lo stesso artista, rappresenta la gioia, l’esultanza e la grandezza dell’atleta nel momento della vittoria: due calciatori stilizzati che, felici, sorreggono l’intero mondo.

In una foto d'archivio la storica partita a carte sull'aereo di ritorno da Madrid dopo la vittoria dell'Italia ai Mondiali del 1982, da sinistra Dino Zoff, Franco Causio, Sandro Pertini ed Enzo Bearzot. ANSA

In una foto d’archivio la storica partita a carte sull’aereo di ritorno da Madrid dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982, da sinistra Dino Zoff, Franco Causio, Sandro Pertini ed Enzo Bearzot. ANSA

La nazionale italiana festeggia la vittoria ai Mondiali del 1982. ANSA

La nazionale italiana festeggia la vittoria ai Mondiali del 1982. ANSA

La Coppa del mondo disegnata da Gazzaniga è alta 36,8 cm, il diametro della base è di 13 cm e pesa 6,175 kg, quasi tutto di oro massiccio 18 carati. Alla base si trovano due bande facilmente riconoscibili di verde malachite semipreziosa, mentre al di sotto del basamento sono incisi ciascuno nella lingua della nazione indicata, i nomi delle nazionali che dal 1974 si sono aggiudicate il trofeo vincendo il mondiale. Al contrario della coppa Jules Rimet, questa coppa non sarà assegnata alla squadra che la vincerà per tre volte, ma continuerà a “girare” fino al momento in cui tutti i possibili 17 spazi sotto il basamento per le incisioni delle nazioni vincitrici verranno riempiti, quindi fino ai mondiali del 2038.

2006 - l'Italia vince i mondiali di calcio

2006 – l’Italia vince i mondiali di calcio

Il commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, Vittorio Pozzo (C), con la Coppa Rimet tra i calciatori azzurri al termine della finale contro l' Ungheria nello stadio Colombes di Parigi il 19 giugno 1938 ai mondiali di Francia, in un' immagine d'archivio del servizio documentazione del Tg1.

Il commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, Vittorio Pozzo (C), con la Coppa Rimet tra i calciatori azzurri al termine della finale contro l’ Ungheria nello stadio Colombes di Parigi il 19 giugno 1938 ai mondiali di Francia, in un’ immagine d’archivio del servizio documentazione del Tg1.
ANSA/RAI-TG1

Tra le altre coppe legate al mondo del calcio, Gazzaniga ha progettato la Coppa Uefa, la Supercoppa Europea, la Coppa Under 21 e tante altre. In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il Maestro acconsentì entusiasticamente di ideare il trofeo emerito che è stato consegnato nel 2011 ai vincitori della Coppa Italia, del 108° Giro d’Italia e del Gran Premio d’Italia di Formula 1. Da sempre affezionato alla sua Milano, il 7 dicembre 2003 ebbe l’onore di ricevere dalle mani dell’allora sindaco Gabriele Albertini l’attestato di Benemerenza Civica dell’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza conferita dal Comune di Milano, per essersi distinto come “uno dei rappresentanti più prolifici dell’arte contemporanea della nostra città”. La testimonianza più importante arriva il 2 giugno del 2012 quando viene insignito dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, e dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per ragioni artistiche e culturali.

La data dei funerali non è ancora stata fissata. Il figlio Giorgio ha spiegato che quasi sicuramente potrebbero essere nella chiesa di S.Pio X, la parrocchia del quartiere dove Gazzaniga abitava con la moglie Elsa. Il corpo sarà poi cremato. “E’ il desiderio di mio padre che lo decise già una ventina di anni fa”, ha detto.

 

Nella foto il maestro Silvio Gazzaniga al lavoro nel suo studio nel maggio del 2011. Ansa / Stefano Porta



Fonte: http://www.unita.tv/focus/gazzaniga-coppa-del-mondo/

Rajoy ha giurato da primo ministro, ora tre giorni per il governo di minoranza

Trecentoquattordici giorni dopo le elezioni dello scorso dicembre che decretarono la sostanziale ingovernabilità del Paese, la Spagna ha di nuovo un primo ministro in carica. Mariano Rajoy ha giurato di fronte al re Felipe VI, dopo che sabato ha ottenuto l’investitura in Parlamento grazie alla decisiva astensione di un Psoe sull’orlo di una crisi di nervi (e di un’emorragia di voti) senza precedenti. Il leader dei popolari guiderà un governo di minoranza e dovrà dialogare e siglare accordi con i partiti d’opposizione.

Con il giuramento, Rajoy, 61 anni, avvia così un secondo mandato da premier spagnolo che lo vedrà sino a mercoledì impegnato a formare il nuovo governo. Il leader del Partito popolare ha annunciato infatti che dedicherà tre giorni alla scelta dei ministri, per mettere assieme una squadra che si ritroverà a lavorare in un contesto molto diverso rispetto a quello del primo esecutivo diretto da Rajoy tra il 2011 e il 2015.

Il Pp disponeva infatti di una maggioranza assoluta al Congresso dei deputati, mentre ora si ritrova con 137 eletti s 350, e ogni riforma sarà inevitabilmente materia di negoziato con i centristi di Ciudadanos (32 seggi) e altre formazioni, dai nazionalisti baschi e catalani, ai socialisti.

Secondo un alto funzionario del Pp, Rajoy non ha lasciato filtrare nulla sulle sue intenzioni. E’ probabile che vi siano dei cambiamenti- motivati da raggiunta età pensionabile, – in particolare agli Interni, dove potrebbe non essere confermato il controverso Jorge Fernandez Diaz, particolarmente inviso agli indipendentisti catalani. E’ dato per probabile anche un cambio di guardia alla Difesa, con l’addio di Pedro Morenes, e agli Esteri sino ad oggi diretti da José Manuel Garcia Margallo.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/rajoy-spagna-giuramento-governo/

Norcia e Castelluccio di Norcia. Le immagini delle ferite subite

Il terremoto, avvertito da Bolzano a Napoli, è stata la scossa più intensa degli ultimi decenni.

[See image gallery at bo.unita.tv]

 



Fonte: http://www.unita.tv/focus/norcia-e-castelluccio-di-norcia-le-immagini-delle-ferite-subite-dalle-due-perle-dellappennino/

Norcia e Castelluccio di Norcia. Le immagini delle ferite subite

Il terremoto, avvertito da Bolzano a Napoli, è stata la scossa più intensa degli ultimi decenni.

[See image gallery at bo.unita.tv]

 



Fonte: http://www.unita.tv/focus/norcia-e-castelluccio-di-norcia-le-immagini-delle-ferite-subite-dalle-due-perle-dellappennino/

Ecco cosa faremo per ridare all’Italia la sua anima

Pubblichiamo il testo dell’Enews 449 del Presidente del Consiglio Matteo Renzi

L’anima dell’Italia è inquieta.
Il terremoto più forte dai tempi dell’Irpinia, dal 1980, ha devastato il cuore della nostra Penisola.
Non ci sono morti, stavolta. E questa notizia ci dà enorme sollievo. Ma i danni al patrimonio abitativo, economico, culturale e religioso sono impressionanti. Questi borghi sono l’identità italiana: dovremo ricostruirli tutti, presto e bene. Lo faremo perché noi – tutti noi – siamo l’Italia.
Ma adesso la priorità è restituire un briciolo di tranquillità alle popolazioni. E farlo è un’impresa difficilissima. Del resto chiunque abbia anche solo sentito la scossa di domenica mattina a distanza di centinaia di chilometri dall’epicentro potrà comprendere il dolore di chi vive in quelle zone. Chi ha vissuto un grande spavento da lontano, può solo immaginare il terrore che ha attraversato persone che da due mesi con le scosse ci convivono quotidianamente.
Le cose da fare sono difficili, ma chiare.
Primo, mettere in sicurezza. Ne parleremo anche oggi, nel consiglio dei ministri straordinario che abbiamo convocato per le 17, dove saranno presenti anche i 4 Presidenti di Regione, il commissario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio. Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve. Gli alberghi ci sono, per tutti. Ma molti dei nostri connazionali non vogliono lasciare quelle terre nemmeno per qualche settimana. Dunque dovremo gestire al meglio questa prima fase, l’emergenza.
Poi la ricostruzione. A regola d’arte. Con il controllo dell’opinione pubblica e di tutti i cittadini. Non va sprecato nemmeno un centesimo e dobbiamo dimostrare chi siamo: persone che – a differenza di alcune vicende del passato – sanno fare opere pubbliche senza sprechi e senza ladri.
Infine, il Piano Casa Italia. Un piano strategico per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Non solo l’emergenza, non solo la ricostruzione: ma – finalmente – la prevenzione. Il lavoro è già partito ma richiederà anni, “un paio di generazioni” come ci ha spiegato Renzo Piano illustrandone i concetti.
La reazione organizzativa è stata notevole, anche stavolta. Protezione civile, vigili del fuoco, amministratori locali, forze dell’ordine e forze armate, volontari: ancora una volta l’Italia si è mostrata capace di rispondere subito. A tutti coloro che ormai da settimane sono in prima linea sul fronte dell’emergenza l’abbraccio grato mio e soprattutto di tutti gli italiani.
La settimana è stata ricca di tanti eventi, manifestazioni, incontri. Ma stavolta mi perdonerete se non vi faccio il solito elenco, rimandando gli eventuali interessati alla pagina facebook dove troverete tutte le notizie. Oggi infatti siamo altrove, tutti. Con la testa e con il cuore. E questo altrove è situato nel cuore del Paese, nelle aree del sisma. Sono stato a Norcia qualche settimana fa, col Sindaco, col Vescovo, con la Presidente della Regione.
Oggi si stringe il cuore pensando a quella piazza piena di macerie. Ma ricostruiremo. Ricostruiremo tutto, ricostruiremo tutti insieme. Ci sono dei momenti in cui le divisioni politiche contano zero e si lavora tutti nella stessa direzione.

Segnalo che la Protezione civile ha riattivato il numero 45500 per inviare un SMS solidale. Trovate tutte le info qui.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/terremoto-renzi-italia-anima-norcia/

In ginocchio il prosciutto di Norcia che finì sul tavolo della Casa Bianca

”Non c’è rimasto assolutamente nulla. Abbiamo urgentemente bisogno di acqua per i nostri animali, e di un recinto elettrificato per proteggerli dai lupi, ma alimentato a pannelli solari perché non c’è corrente”. Così, all’Adnkronos, Valentina Fausti, giovane imprenditrice di Norcia, lancia il suo disperato appello.

Nel 2013 ha raccolto il testimone del padre subentrando nell’azienda di famiglia, quella che qui a Norcia produce un prosciutto unico al mondo, finito anche sulla tavola della Casa Bianca ricevendo i complimenti di Michelle Obama. Ma oggi Valentina Fausti, 22 anni, la sua azienda agricola, i suini allevati allo stato brado in maniera completamente naturale, i laboratori in cui le carni vengono lavorate e trasformate senza nessun ricorso alla chimica, i prodotti pregiati, sono stati messi in ginocchio dal terremoto.

Poco fuori dal centro storico di Norcia, di cui si parla tanto in queste ore, c’è tutta un’area, quella industriale, distrutta dal terremoto con attività compromesse, danneggiate, costrette a chiudere. Quelle che oltre a rappresentare la fonte di reddito di famiglie e lavoratori, realizzano quei prodotti dell’enogastronomia che hanno reso celebre Norcia in tutto il mondo. Tra queste, l’azienda Fausti, che con il suo ‘Maiale brado di Norcia‘, allevato libero nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, si è aggiudicata innumerevoli premi e riconoscimenti: ha vinto le Olimpiadi del Gusto di Londra nel 2012, ricevuto il Premio Good Pig Salute e Benessere, l’Oscar Green 2011, ed è ‘Azienda Etica’.

Cosa ne resta dopo il terremoto? ”Non c’è più niente. La casa e la stalla erano già crollate il 24 agosto. Erano rimasti solo il negozio e il laboratorio ma da ieri non abbiamo più neanche quelli”, spiega Valentina che tra le strutture venute giù e i prodotti persi, calcola danni per circa due milioni di euro. Basta pensare che i suoi prosciutti più pregiati vengono venduti anche a 150 euro al kg. Perso anche tutto il raccolto di cereali stipato nei magazzini del casolare crollato. Restano i 400 suini dell’allevamento sotto Monte Patino, a 4 km da Norcia, ora senza recinzioni né stalle e, soprattutto, senza acqua. Difficile dire quanto potranno resistere alla sete, agli attacchi dei lupi, e senza disperdersi. ”Gli animali sono rimasti senza acqua dopo la scossa del 26 ottobre – spiega l’imprenditrice – così come li nutriamo in maniera naturale, allo stesso modo li abbeveriamo con acqua sorgiva, ma la faglia è passata in mezzo alla sorgente chiudendola”.

Lasciare Norcia? Non se ne parla. ”Mi sono sempre dedicata a questo lavoro e non voglio abbandonarlo. Mi ha dato tante soddisfazioni e non voglio mollare adesso che siamo in difficoltà. Non so come, ma supereremo anche questa. Se ce ne andiamo anche noi giovani da Norcia, è finita”. La decisione è stata quindi quella di restare lì, vivere in un container nei pressi dell’allevamento per cercare di guardare a vista gli animali. Ma controllare così 400 animali è un lavoro duro e manca tutto, comprese acqua ed elettricità. ”Avevamo già fatto un appello alla Regione per avere delle capannine per gli animali, ci era stato detto di sì ma non è arrivato niente. Ora dicono che hanno bisogno di tempo, ma di tempo da agosto ne hanno avuto prima che la situazione precipitasse…”, conclude Valentina.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/in-ginocchio-il-prosciutto-di-norcia-che-fini-sul-tavolo-della-casa-bianca/

Terremoto. Matteo Renzi in diretta: “Ricostruiremo tutto. L’Italia sa dare il meglio”



Fonte: http://www.unita.tv/focus/terremoto-matteo-renzi-in-diretta/

domenica 30 ottobre 2016

Renzi: “Ricostruiremo tutto. L’Italia sa dare il meglio”

“Affetto, solidarietà e vicinanza. Un messaggio di compassione, di vivere assieme questo momento di difficoltà di tutto il Paese. Siamo in presenza di una risposta immediata e puntuale dello stato, che non riuscirà a restituire il sorriso a chi sente di aver perso tutto, ma deve essere significativa perchè noi siamo l’Italia”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante le dichiarazioni alla stampa a Palazzo Chigi aggiungendo: “Noi ricostruiremo tutto, la case, le chiese, gli esercizi commerciali. Noi vogliamo che Norcia abbia un futuro”.

“E’ il terremoto più grave dal 1980. Più grave dell’Irpinia, dell’Aquila, delle Marche. Siamo confortati dal fatto che al momento non risultano vittime, anche se continuano gli accertamenti e fino all’ultimo manteniamo la nostra attenzione anche sul numero dei feriti”.

“Tante persone sono scese in strada e hanno pensato a mettere in salvo i bambini. E’ fondamentale che arrivi un messaggio di solidarietà, vicinanza e compassione. Bisogna soffrire insieme in questa terribile pagina per il nostro Paese”.

Poi la parte operativa su come affrontare l’emergenza: “Domani riuniremo il Consiglio dei ministri”, coinvolgendo nelle decisioni “i presidenti delle Regioni, Vasco Errani e Curcio per condividere le decisioni”. In questo momento lancio “un appello alle forze politiche ad evitare polemiche e divisione”, ha aggiunto il premier.

“E’ fondamentale che tutti insieme, senza polemiche, si vada avanti -ha spiegato il premier-. Mi auguro che tute le forze di maggioranza e opposizione capiscano che va bene litigare su tutto, ma questo è il momento di essere uniti per l’Italia, per chi vive nel terrore del futuro. Dobbiamo fare del nostro meglio per far sentire forte il nostro abbraccio”. Renzi ha aggiunto: “Su questo non si scherza. Chi pensa di fare polemica politica a tutti i costi guardi alla chiesa crollata, allo sgomento per i crolli, pensi a chi ha perso la vita, si metta una mano sulla coscienza e metta tutti in grado di fare un lavoro condiviso e congiunto: c’è in ballo l’Italia e non i singoli partiti politici”.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/renzi-ricostruiremo-tutto-litalia-sa-dare-il-meglio/

Impegni referendari della settimana #bastaunsì

2 Pd Via Appia Nuova 361 h 18.30

3 Liceo Piazza Mazzini h. 17

3 Pd Aurelio-Montespaccato h. 20.30

4 Barberino di Mugello h 18

4 Cascina h. 21.00

5 S. Miniato h 18

5 Nodica (Vecchiano) h 20


Archiviato in:diario


Fonte: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2016/10/30/impegni-referendari-della-settimana-bastaunsi/

Barlumi di unità nazionale

Troppo forte la scossa di stamattina per non lasciare il segno anche sulla politica. E meno male.

Se Matteo Renzi ha chiesto ancora una volta di andare oltre le normali divisioni politiche, la novità di oggi è che persino Beppe Grillo sceglie l’unico atteggiamento che un politico normale può adottare di fronte a drammi di questa portata: “Il Movimento 5 stelle ha dato la sua disponibilità a collaborare e a proporre soluzioni per aiutare le popolazioni colpite, in tempi rapidi.  A situazione di emergenza eccezionale – ha affermato il leader 5Stelle – deve corrispondere una risposta eccezionale. Per questo il decreto sisma e le misure previste in legge di Bilancio non bastano più, sono già sorpassate dagli ultimi eventi”.

Era stata Chiara Appendino ad aprire la strada ad una collaborazione di tutto il mondo politico, e Grillo aveva subito rilanciato il tweet della sindaca di Torino (e forse ha qualche significato questo ruolo “politico” della giovane sindaca M5S- dell’altra, Virginia Raggi, non si hanno notizie particolari).

A dire la verità si era partiti malissimo, con questa senatrice M5S, tal Enza Blundo, che twittava di una magnitudo che il governo avrebbe ribassato. affermazione scandalosa e unanimemente criticata e infatti presto corretta. Poi, come detto, Grillo ci ha messo una pezza importante. Bene così.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per le prime misure. Sperando che ricevano l’appoggio di tutte le forze politiche che, una volta tanto, devono dare dimostrazione di senso nazionale.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/barlumi-di-unita-nazionale/

Il cinismo dello scrittore fa infuriare il web: non comprate il suo libro

Le macerie, la paura, le persone sfollate. Eppure c’è chi trova il tempo per “ironizzare” sul terremoto e commenta “Il crollo delle chiese però è divertente”.  E non contento tra i commenti aggiunge lamentandosi che “purtroppo le ricostruiscono”.

Sicuramente non bastano nemmeno le virgolette per chiarire che non si tratta di vera ironia, ma di cinismo puro. E in molti lo fanno notare all’autore che ha postato su Facebook l’immagine delle macerie di una chiesa.

Protagonista Massimiliano Parente, scrittore e autore per Mondadori oltre che collaboratore de Il Giornale. Insomma la mancanza di istruzione non sembra c’entrare nulla. Parente insensibile a chi tenta di spiegargli che “Il cinismo non sempre diverte” ha ricevuto circa 300 condivisioni. Qualcuno tenta di difenderlo, spiegando che si tratta di una provocazione. Ma c‘è anche chi propone di boicottare il suo libro e di scrivere a Feltri per informarlo di quanto accaduto.

 

 



Fonte: http://www.unita.tv/focus/il-cinismo-dello-scrittore-fa-infuriare-il-web-non-comprate-il-suo-libro/

Terremoto 30 Ottobre, nuovi crolli ad Amatrice (VIDEO)



Fonte: http://www.unita.tv/focus/terremoto-30-ottobre-nuovi-crolli-ad-amatrice-video/

L’alternativa fra futuro e passato

Arriva sul palco in maniche di camicia, sulle note de «O Sole mio» e canta. Canta lui e canta la piazza, che urla «Matteo, Matteo». Festa di piazza, schema nuovo rispetto al marchio renziano, musica popolare, Bella Ciao, l’orchestra di piazza Vittorio, le bandiere del Pd, un po’ Leopolda, un po’ ditta, la taranta, la Nuova Compagnia di canto popolare. Tenere insieme, dare la carica.

Matteo Renzi segretario e premier saluta, parla a braccio e molla gli appunti, solo uno sguardo ogni tanto, si accende, accende i dem ma spara parole di fuoco contro l’opposizione, la minoranza del suo partito, il premier ungherese Viktor Orban e l’Europa della burocrazia.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/lalternativa-fra-futuro-e-passato/

La Piazza è del Popolo – La testimonianza di Michele Franchi

Il vice sindaco di Arquata del Tronto, comune sconvolto dal terremoto del 24 agosto, parla delle condizioni e della voglia di futuro dei suoi concittadini


Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-piazza-e-del-popolo-la-testimonianza-di-michele-franchi/

sabato 29 ottobre 2016

La Piazza è del Popolo – La testimonianza di Giusi Nicolini

Il sindaco di Lampedusa sul palco di La Piazza è del Popolo parla di immigrazione e accoglienza


Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-piazza-e-del-popolo-la-testimonianza-di-giusi-nicolini/

Perché in piazza c’era anche Cuperlo, il figliol prodigo

Quando viene avvistato, la folla lo applaude. Strette di mano e pacche sulle spalle. “Sono contento di questa accoglienza”, ci ha detto Gianni Cuperlo, venuto a piazza del Popolo malgrado gli organi di informazione da ieri sera lo dessero alla larga dal comizio di Renzi (tranne – a dire il vero – L’Unità e Unita.tv).

Avevamo parlato con Cuperlo venerdì nel primo pomeriggio, trovandolo molto teso ma anche fiducioso. Per quanto critico, e non certo da oggi ma da sempre, nei confronti di Renzi, che ebbe il coraggio di fidare alle primarie del 2013 contro tutti i pronostici, la nostra impressione è che se alla fine dovesse votare No, non lascerebbe il Pd. Non sarebbe una cosa di poco conto.

Lascerebbe il Parlamento, questo sì (“l’ho detto e ora va fatto”, ci ha confermato in piazza): un gesto assolutamente non dovuto, secondo noi frutto di una coerenza troppo forzata, ma Cuperlo è fatto così, conserva un tratto di rigidità mitteleuropea mescolato a una intransigenza da vecchio comunista.

Il tutto è emerso nel modo più limpido nella bella intervista-conversazione del direttore dell’Unità Sergio Staino di pochi giorni fa.

Insomma, Cuperlo è scettico sulla possibilità che nel Pd si arrivi ad un’intesa sulla legge elettorale – malgrado oggi Renzi abbia detto: “Non è che abbiamo aperto, abbiamo spalancato” – che è poi la condizione per portare lui e  il resto della minoranza a votare Sì il 4 dicembre. Ma fino all’ultimo Cuperlo tratterà, e dunque non avrebbe avuto senso non venire a piazza del Popolo, sarebbe stato uno schiaffo mentre stai al tavolo della discussione.

Un atteggiamento “da comunista? Un po’ sì. Nel senso che è un modo di comportarsi che per prima cosa tiene all’unità del partito. Anche nel fuoco della polemica più tosta. Probabilmente non sapeva bene quanto il “popolo del Pd” veda in lui il personaggio che può dare voce al pezzo più di sinistra dentro questo Pd, forse l’unico, ormai, data la crescente tensione fra renziani e Bersani.

“Se tutta questa storia della riforma fosse stata da Renzi prospettata in un altro modo – ci ha detto – probabilmente non avrebbe avuto tutta l’opposizione che sta suscitando”: e ci è parso che gli dispiaccia sinceramente che sia andata come è andata.

Gianni Cuperlo non lascia dunque la trattativa e pensiamo che non lascerà se alla fine votasse No. Un fatto importante che a piazza del Popolo ci fosse, il figliol prodigo, lui è fatto così.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/perche-in-piazza-cera-anche-cuperlo-il-figliol-prodigo/

La Piazza è del Popolo – Intervento di Beppe Sala

Il sindaco di Milano: "La sinistra deve stare insieme non solo perché uniti si vince, ma anche perché nei momenti difficili, come sui migranti, se hai tutti dietro sei più forte"


Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-piazza-e-del-popolo-intervento-di-beppe-sala/

La Piazza è del Popolo – Esibizione dei cantori e musicisti di Amatrice

La musica popolare dei luoghi colpiti dal terremoto che da ormai 2 mesi sta affliggendo le popolazioni del centro Italia


Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-piazza-e-del-popolo-esibizione-dei-cantori-e-musicisti-di-amatrice/

La Piazza è del Popolo – La testimonianza di Francesco Bocciardo

La testimonianza del campione paralimpico nei 400 metri stile libero a Rio 2016 convinto sostenitore della Riforma costituzionale


Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-piazza-e-del-popolo-la-testimonianza-di-francesco-bocciardo/

Dal South Carolina al Wyoming, la guida stato per stato alle presidenziali Usa 2016

Ogni sabato 10 stati. Ogni sabato un’analisi, stato per stato, del campo di battaglia su cui Hillary Clinton e Donald Trump si confronteranno il prossimo 8 novembre:

La presentazione della guida alle presidenziali Usa 2016 la trovate qui.

La prima parte, dall’Alabama alla Florida, la trovate qui.

La seconda parte, dalla Georgia al Maine, la trovate qui.

La terza parte, dal Maryland al New Hampshire, la trovate qui.

La quarta parte, dal New Jersey al Rhode Island, la trovate qui.

Qui di seguito, invece, la quinta e ultima parte del lungo viaggio negli Stati chiamati ad eleggere il prossimo inquilino della Casa Bianca:

41. South Carolina.
2000px-south_carolina_in_united_statesQuesto stato, che dà al vincente nove grandi elettori, è – o dovrebbe essere – una saldissima roccaforte repubblicana. In realtà, a fronte di alcuni sondaggi estivi che davano un forte vantaggio per Trump, le ultime rilevazioni riducono il gap fino a soli 4 punti. In ogni caso, sorprese sono difficili ed è quindi probabile che la vittoria vada ai Repubblicani. Come si è detto nelle precedenti puntate per altri Stati in condizioni simili, se i Democratici dovessero vincere qui, significherebbe che la vittoria è stata schiacciante (Obama perse sia nel 2008 che nel 2012 con 10 punti percentuali di distacco).

42. South Dakota.
2000px-south_dakota_in_united_statesE’ lo stato del Monte Rushmore, dove sono scolpiti i volti di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt ed Abramo Lincoln. Solo per questo è tra gli Stati più noti e meta di un grande flusso di turisti. Quando si parla di elezioni, però, c’è molto meno da segnalare. Lo Stato è saldamente repubblicano da dodici elezioni presidenziali consecutive, e l’unico dubbio è se il distacco sarà ad una oppure a due cifre tra Trump (che otterrà tre grandi elettori) e la Clinton. I sondaggi più recenti indicano circa 9% di vantaggio a favore di Trump, con quasi un elettore su 5 deciso a votare candidati indipendenti.

43. Tennessee.
800px-tennessee_in_united_statesObama nel 2008 vinse alla grande ma qui si fermò a -15% da McCain; altra vittoria nel 2012 ma ben 20 punti percentuali di distacco da Romney in questo Stato. Al Gore perse pur essendo il suo Stato di casa. Naturale quindi che gli 11 delegati siano in marcia verso il carniere repubblicano. Le stime danno Trump al 46% con Hillary Clinton ferma al 35%. Appartiene ai classici Stati del Sud, dove i Repubblicani sono ancora “legge ed ordine”. Non solo la pena capitale è ancora applicata, ma una recentissima legge ha deciso nel 2014 che qualora non siano disponibili i veleni per l’iniezione letale possa essere utilizzata la sedia elettrica.

44. Texas.
1000px-texas_in_united_statesIl Texas, “The Lone Star State”, porta ben 38 grandi elettori, ed è ormai stabilmente la versione repubblicana della California: un grande bacino di voti, al caldo e pronti ad essere sfornati il giorno delle elezioni. Per via di una certa disaffezione della base repubblicana per Trump, candidato Rep anomalo (la famiglia Bush, che qui è di casa, non lo voterà), e i latinos decisamente schierati pro Clinton, quest’anno il distacco sarà minore. L’ultimo sondaggio, commissionato dalla University of Texas, dà addirittura soltanto tre punti percentuali di distacco tra la candidata democratica e lo sfidante repubblicano, tant’è vero che la campagna Dem sta investendo in spot elettorali molto più che nelle precedenti elezioni. Difficilmente ci saranno sorprese, però. L’ultimo democratico a vincere qui fu Carter. Obama nel 2012 prese 16 punti percentuali in meno di Romney.

45. Utah.
2000px-utah_in_united_statesRossissimo. Quest’anno però da Stato “noioso” (Obama prese il 25% contro il 73% di Romney) trascurato dai media, lo Utah potrebbe essere teatro di una delle grande sorprese elettorali. Circa il 60% degli abitanti è mormone. Territorio ultraconservatore, con nel simbolo l’alveare, a indicare la laboriosità dei coloni mormoni che lo fondarono. I sei grandi elettori sarebbero quindi già in tasca al candidato repubblicano. C’è una variabile: Trump ha dimostrato di essere tutt’altro che ligio ai dettami religiosi, e se non ci sono dubbi che la Clinton prenderà meno voti di lui c’è chi ipotizza che in questo Stato possa sorprendentemente vincere un terzo incomodo. In questo senso va il sondaggio Rasmussen, il più recente (26 ottobre) che vede Trump al 32%, McMullin al 29% e la Clinton dietro anche a quest’ultimo. McMullin è originario di questo Stato, è mormone ed è un ex agente Cia.

46. Vermont.
1024px-vermont_in_united_statesSi veda alla voce precedente, sostituendo “rosso” con “blu” e “democratico” con “repubblicano”, ma senza possibilità di sorprese. E’ uno stato poco popoloso (solo 3 grandi elettori) e molto piccolo, stabilmente Dem. Secondo le previsioni, Trump si fermerà al 20% dei voti con la Clinton vicina al 50% e il resto perso in candidati terzi. Praticamente, un secondo Hawaii.

47. Virginia.
virginia_in_united_statesNel 2008 e nel 2012 in Virginia aveva vinto Obama, ma nelle precedenti elezioni avevano prevalso i repubblicani. Il vincitore avrà 13 grandi elettori: un bel passo in avanti verso quota 270. In questo senso, il 10% di vantaggio che i sondaggi accreditano ad Hillary Clinton sono un margine rassicurante che le consente di destinare energie (e denaro per gli spot elettorali) altrove.

48. Washington.
2000px-washington_in_united_statesE’ nel nord-ovest del paese, al confine con Vancouver e la provincia canadese, liberal, del British Columbia. Niente a che vedere con il District of Columbia che ospita l’omonima capitale americana. In entrambi i casi, però, belle notizie per i democratici, che possono considerare sicuri i 12 grandi elettori che andranno al vincitore. Le previsioni non sono univoche sul risultato esatto ma mediamente Hillary Clinton ha 16 punti di vantaggio.

49. West Virginia.
2000px-west_virginia_in_united_statesCinque i grandi elettori, ed in questo caso – poco ma sicuro – non ci saranno patemi né lunghe attese. Il vantaggio per Trump è enorme, e non rimontabile nemmeno in caso di catastrofe repubblicana: i sondaggi gli assegnano il 60% con la Clinton ferma sotto il 30%. L’aspetto da evidenziare è che questo stato era fortemente democratico, e si è spostato – con sempre maggiore intensità – sulla destra negli anni Duemila. George “W” Bush vinse nel 2000 con circa il 6% di vantaggio su Al Gore, dopo decenni di vittorie Dem: da allora, il distacco è diventato a due cifre e sempre più ampio.

50. Wisconsin.
wisconsin_in_united_statesOtto punti di vantaggio per i democratici secondo gli ultimi sondaggi. Sufficienti per dare tranquillità ad Hillary Clinton? Probabilmente sì, tanto più che ha vinto qui in scioltezza Obama sia nel 2008 che nel 2012. E’ uno Stato in cui gli elettori raramente si schierano in modo massiccio con uno o l’altro candidato, ma i Democratici vincono ininterrottamente dal 1988. Le elezioni locali invece ultimamente vedono prevalere la destra.

51 Wyoming.
wyoming_in_united_statesUltimo tra gli stati americani, e non solo in ordine alfabetico: nonostante le dimensioni ragguardevoli, è anche il meno popoloso, poco meno di 600mila persone, tanti quanti gli abitanti di Genova per capirci. Solo tre quindi i grandi elettori al vincitore, che sarà sicuramente il repubblicano Trump, con un margine che potrebbe anche superare il 40%. Obama nelle ultime elezioni prese il 28%, con Romney vicino al 70%. Da notare che se in epoca moderna è tutt’altro che progressista, il Wyoming è però noto per essere il primo Stato americano ad avere dato alle donne il diritto di voto, con una legge datata 1869.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/guida-presidenziali-usa-2016-swing-state-29102016/

Roma, 15 novembre #bastaunsì

roma-15-novembre


Archiviato in:diario


Fonte: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2016/10/29/roma-15-novembre-bastaunsi/

Non statuto, Grillo esulta per il flop

«Vedremo…», rispondeva laconico Bepe Grillo durante la sua ultima trasferta romana a chi gli chiedeva cosa sarebbe successo nel caso il referendum sul “Non Statuto”non avesse raggiunto il quorum del 75% degli iscritti previsto dal codice civile per modificare statuto e regolamento delle associazioni non riconosciute. E ci sono volute 36 interminabili ore di imbarazzato silenzio prima che la Casaleggio decidesse di rendere pubblici i dati definitivi della consultazione, numeri che certificano come l’asticella prevista dalla legge sia rimasta lontanissima.

Circa centomila infatti erano i voti richiesti e invece , dopo un mese di appelli accorati, chiamate al voto da tutti i big del Movimento e una sorta di stalking ai danni degli iscritti condotto tanto via mail quanto addirittura via sms, alla fine ad esprimersi sulle modifiche al “Non Statuto” sono stati soltanto 87.213 iscritti al Movimento 5 Stelle a fronte dei 135mila aventi diritto. Il 64% circa, in definitiva.

Un flop conclamato visto che le operazioni di voto sono rimaste aperte per addirittura un mese. Così, di fronte ai dati, la struttura di comunicazione del M5S ha fatto scattare quel piano d’emergenza messo a punto nei giorni scorsi (quando oramai era chiaro anche ai muri che il quorum sarebbe rimasto lontanissimo) nel tentativo di trasformare in un successo uno scenario che, senza mezzi termini, tutti nel M5S nei giorni scorsi a taccuini chiusi non esitavano a definire «una clamorosa figuraccia».

La seconda in pochi giorni, peraltro, dopo il sonoro fallimento della chiamata a raccolta del popolo grillino per manifestare contro il rinvio della legge per il dimezzamento degli stipendi parlamentari. Risultato: una piazza praticamente deserta e Grillo costretto a rinunciare al suo show che lascia Montecitorio da un’uscita laterale in silenzio quasi assoluto.

E per contenere la debacle, almeno comunicativamente, sono scesi in campo i big del Movimento, tutti impegnati a ripetere le tesi del successo senza precedenti. «È il record mondiale di partecipanti a una votazione online per una forza politica o un’associazione», traccia il solco Grillo nel suo post sul blog. «Il Movimento ha ottenuto un risultato senza precedenti quello di portare oltre 80.000 votanti on-line a votare», difende la linea Roberto Fico. «È un record – esulta Luigi Di Maio – 87.213 iscritti del Movimento 5 Stelle hanno votato e hanno aggiornato il regolamento e il “Non Statuto”, rendendo il Movimento più forte davanti agli attacchi di chi pensa di ostacolare, a colpi di battaglie legali e cavilli, l’unica forza politica credibile per cambiare il paese».

«Una partecipazione straordinaria, ben oltre la maggioranza assoluta degli iscritti – gli fa eco la senatrice Paola Taverna – È questo il cambiamento politico messo in atto dal Movimento 5 Stelle grazie alla democrazia diretta». Decisamente più complicato, invece, sarà gestire la questione del punto di vista legale visto che la soglia del 75% necessaria per modificare lo statuto è espressamente prevista dal codice civile.

«Oltre il 90% di chi ha votato, si è espresso a favore dell’ag giornamento del “Non Statuto” e del Regolamento e più del 70% per il Regolamento nella sua versione con le espulsioni», ha spiegato Grillo annunciando che «faremo in modo che questa chiara volontà venga rispettata in ossequio alle leggi attuali: i nostri avvocati sono già al lavoro per questo».

Insomma, per Grillo le leggi vigenti sono solo un dettaglio: «Processi, burocrazie, codici e codicilli non possono fermarci perché siamo uniti e compatti verso lo stesso obbiettivo – è il proclama del capo politico – Il Movimento 5 Stelle trova difficoltà a essere riconosciuto dalle leggi attuali perché la sua struttura e organizzazione è molto più innovativa e avanzata di quelle regolamentate dai codici». Una tesi che difficilmente potrà essere sostenuta nelle aule di tribunale, dove (è il caso di Napoli e Roma, ad esempio) gli espulsi che hanno fatto ricorso contro i regolamenti opachi del Movimento hanno già visto accolti i propri ricorsi. E dove, sopratutto adesso dopo i risultati del referendum, si preannunciano nuove azioni legali che potrebbero mettere ancora più in difficoltà Grillo e Casaleggio.

Non è un mistero, infatti, che le modifiche a “Non Statuto” e regolamento erano state studiate proprio per prevenire nuove azioni legali («Votate per difendere il Movimento dagli attacchi politici e giudiziari», aveva sostenuto Davide Casaleggio nel suo appello per il voto) e “blindare” le regole con cui procedere a espulsioni e allontanamenti. «Alcuni miei assistiti mi hanno già chiamato e stanno valutando il da farsi: il ricorso giudiziario resta l’extrema ratio per far valere i propri diritti visto che la mediazione di una convocazione assembleare per discutere e varare un nuovo Statuto e Regolamento a norma di legge è stata negata», spiegava ieri l’avvocato Lorenzo Borrè che ha rappresentato alcuni degli espulsi (riammessi) a Roma e a Napoli.

E la prima azione, stando alle intenzioni del legale, è quella di procedere con una sorta di “class action” per la quale «si stanno già raccogliendo fondi». Nel frattempo, però, la strada dei ricorsi è già spianata: «Non è necessario aspettare di essere espulsi o sospesi per ricorrere – spiega Borrè – il nuovo “Non Statuto” si potrebbe impugnare già domani»



Fonte: http://www.unita.tv/focus/non-statuto-grillo-esulta-per-il-flop/

Barberino, 4 novembre #bastaunsì

barberino-4-novembre


Archiviato in:diario


Fonte: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2016/10/29/barberino-4-novembre-bastaunsi/

L’antitrust indaga su WhatsApp e i dati ceduti a Facebook. Quello che c’è da sapere

WhatsApp, la popolare app di messaggistica istantanea per smartphone, è finita sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust italiano. Oggi, tramite un comunicato, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha reso noto l’avvio di due procedimenti istruttori nei confronti della società acquistata nel febbraio 2014 da Facebook.

Il primo procedimento è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook. Secondo la nota dell’Antitrust, infatti, il sospetto è che la società abbia fatto credere, “con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima”. La mancata trasparenza sarebbe avvenuta anche a causa di un’opzione già attivata che permetteva la condivisione dei dati anche con Facebook. L’utente, di fatto, accettava automaticamente l’opzione e solo arrivando alla schermata di secondo livello, poteva spuntare nuovamente l’opzione e disattivarla.

Nel secondo procedimento, invece, è “diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani”.

Cosa dice l’informativa privacy di Whatsapp:

Nella versione semplificata e abbreviata dell’informativa privacy dell’app messa sotto accusa viene spiegato l’utilizzo che verrà fatto dei dati forniti automaticamente dagli utenti. “La nostra Informativa sulla privacy – si legge nel sito ufficiale – spiega come lavoriamo insieme per migliorare i nostri servizi e le nostre offerte, come la lotta contro lo spam su tutte le applicazioni, offrire suggerimenti sul prodotto, e mostrare offerte e inserzioni rilevanti su Facebook”. La società spiega anche che nulla di ciò che gli utenti condividono su WhatsApp, “compresi i messaggi, le foto, e le informazioni dell’account, sarà pubblicato su Facebook o su altre applicazioni del nostro gruppo di applicazioni per essere visto da altri, e nulla di ciò che viene pubblicato su queste applicazioni sarà condiviso su WhatsApp per essere visto da altri”.

L’impegno per la privacy adottata dalla società californiana è sempre stato uno dei punti di forza con cui l’app ha cercato di garantire un servizio trasparente e sicuro. La crittografia end-to-end che, a detta della società, permette ad esempio che i messaggi scambiati dagli utenti non possano essere lette da terze persone, compresa la società stessa. Tuttavia molte altre informazioni vengono raccolte. Tra queste ci sono quelle relative all’uso e all’accesso, al tipo di dispositivo, al numero del proprio telefono e quello dei propri contatti. Ovviamente molti di questi dati sono necessari al funzionamento dell’app, (il numero del telefono o la rubrica, appunto). Altri, invece, vanno un po’ oltre e vengono giustificati dalla società con la possibilità di offrire un servizio migliore e più preciso.

Uno dei problemi riscontrati anche dalla procedura avviata dall’antitrust è che la scelta di condividire alcuni dati di utilizzo e dei cookies con Facebook era già spuntata, costringendo gli utenti meno attenti ad accettare una clausola su cui non avevano espresso un ok specifico. Inoltre, in quella occasione, WhatsApp aveva fornito un periodo limitato di tempo per poter recedere dalla clausola. A scriverlo è la stessa società “Gli utenti che sono già utenti attuali possono scegliere di non condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook per migliorare le proprie esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook. Gli utenti attuali che accettano i nostri Termini e Informativa sulla privacy aggiornati avranno ulteriori 30 giorni di tempo per fare questa scelta andando nelle Impostazioni > Account”.

E’ passato qualche mese e non vi ricordate più se avete dato l’ok o meno? Allora si pone un altro problema: per chi ha avuto modo di scegliere di non condividere le informazioni del proprio account entro i 30 giorni stabiliti dai termini di utilizzo, infatti, non può più accedere alle medesime informazioni. Cioè, andando semplicemente in “impostazioni>account” non è più in grado di sapere, autonomamente, se in questo momento sta condividendo i propri dati con Facebook.



Fonte: http://www.unita.tv/focus/whatsapp-facebook-antitrust/

Cascina, 4 novembre #bastaunsì

Venerdì 4 novembre ore 21.00 Le ragioni del Sì al referendum Biblioteca Comunale di Cascina Viale Comaschi, 67 Cascina Iniziativa con il Prof. Stefano Ceccanti Intervengono: Alessandra Nardini, Consigliera Regionale Andrea Pieroni, Consigliere Regionale Antonio Mazzeo, Consigliere Regionale Cristina Conti, Segretaria PD Cascina Coordina Francesco Bertelli (Coordinatore Comitati per il Sì Area Pisana)

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2016/10/28/settimana-si-dibattiti-confronti-organizzati-dal-pd/
Copyright © gonews.it


Archiviato in:diario


Fonte: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2016/10/28/cascina-4-novembre-bastaunsi/

venerdì 28 ottobre 2016

Italicum o Senatellum? Il dilemma del Pd da sciogliere in pochi giorni

La commissione del Pd che deve trovare una quadra sulla legge elettorale ieri ha fatti un piccolo passo avanti, e il tempo delle decisioni è ravvicinatissimo: “Entro mercoledì, giovedì”, dice Gianni Cuperlo, l’esponente della minoranza più disponibile al dialogo (Bersani e Speranza sono su una posizione molto più scettica), l’uomo che – “mai lo avrei creduto” – oggi si trova nella delicata posizione del mediatore in una partita forse storica: in gioco è addirittura l’unità del Pd.

Si dovrebbe dunque arrivare ad un documento che entri di più nel merito pur senza chiudere tutti i giochi, anche perché sulla legge elettorale fino al 4 dicembre non si muoverà nulla, tanto meno in Parlamento: alleati del Pd e soprattutto l’opposizione lo hanno detto a chiare lettere.

In teoria è anche possibile che alla fine renziani e Cuperlo trovino una mediazione che lasci scontenti Bersani e i suoi, a quel punto fortemente tentati di uscire dal Pd. Ma è troppo presto per questo tipo di ragionamenti.

“Noi siamo disponibili a discutere di tutto – si limita a dire Lorenzo Guerini, il vicesegretario che coordina la commissione – poi ognuno ha le sue ricette. Bisogna vedere quale sarà il punto di caduta”.

A quanto si riesce a intravedere oltre la cortina dello stretto riserbo cui la Commissione si sta attenendo, sembra di poter riassumere così lo stato dell’arte.

La maggioranza renziana è disposta a mettere mano all’Italicum. Quello che non ancora non si capisce è fino a che punto sia disposta a mediare. E’ disposto, Renzi, a mollare il ballottaggio, finora dipinto come la migliore soluzione per garantire un governo “la sera stessa del voto” ma respinta dalla minoranza Pd, dagli alleati centristi, da personalità come Giorgio Napolitano?

Cuperlo infatti chiede un sistema elettorale simile a quello che dal ’48 e per molti anni è stato il sistema per eleggere i senatori: un meccanismo proporzionale in collegi uninominali. Con la differenza (suggerita dai Giovani Turchi) che verrebbe comunque previsto un premio di maggioranza. E se nemmeno col premio il primo partito raggiungesse la maggioranza assoluta, allora quel partito  andrebbe a cercarsi gli alleati in Parlamento.

E’ chiaro che si tratta di un modello molto molto diverso dall’Italicum. Il “Senatellum” rimetterebbe in pista il gioco delle alleanze da giocare in Parlamento dopo il voto. Con tanti saluti al sogno di conoscere il vincitore delle elezioni “la sera stessa del voto”.

Se restasse in pedi il ballottaggio si potrebbe invece introdurre l’apparentamento: un modo per accogliere le istanze della minoranza. Ma sarebbe sufficiente?

Parlando con Cuperlo – che non ha ancora ufficialmente sciolto il dilemma sulla sua partecipazione alla manifestazione di domani a piazza del Popolo (che verrà disertata dai bersaniani) ma che secondo alcuni alla fine ci sarà – si comprende che egli è al tempo stesso molto preoccupato per le conseguenze negative che avrebbe una rottura sulla legge elettorale ma anche fiducioso sulla possibilità di chiudere positivamente la pratica entro la settimana prossima. Svelenendo il confronto interno sul referendum.

In altre parole, una volta accontentata sulla legge elettorale, la minoranza – lo ha detto più volte lo stesso Bersani, pur in un quadro di scetticismo di fondo – voterebbe Sì al referendum. Contando che questa partita sembra giocarsi su pochi punti percentuali la sinistra pensa di avere fra le mani uno strumento “pesante”.

Cambiando modello elettorale, la questione tanto discussa dei capilista bloccati (o meno) verrebbe a cadere, giacché il sistema sarebbe fondato sui collegi.

In questa situazione di incertezza è chiaro che si attende la scelta di Matteo Renzi. Sta soprattutto al premier-segretario decidere se difendere l’impianto sostanziale di quell’Italicum per il quale tanto si è speso o se, per il bene dell’unità interna – con uno, anzi, due occhi al 4 dicembre – convenga cambiare impianto, aderendo ad un proporzionale a turno unico che rinvia quasi sicuramente il problema della formazione di una maggioranza di governo alla ricerca di accordi parlamentari successivi al voto.

 



Fonte: http://www.unita.tv/focus/italicum-o-senatellum-il-dilemma-del-pd-da-sciogliere-in-pochi-giorni/