La facciata della basilica, solo la facciata, però, quasi un foglio rimasto in piedi perché dietro ha macerie e assi spezzate. I cittadini che diventano fedeli, s’inginocchiano lì davanti e giungono le mani verso il rosone che filtra e colora la luce della mattina. Intorno la polvere che s’alza dai crolli. Le 8 della mattina di domenica 30 ottobre. Sarà questa – lo è già – la foto simbolo di questo terremoto.
Si cerca, in queste ore, di dare un nome al sisma. Perché non basta più dire «terremoto di Norcia», dopo quello «dell’Aquila» o «di Amatrice». Anche «del Centro Italia» non dice tutto. O meglio, dice troppo poco rispetto allo stupore all’incredulità e al dolore che hanno contagiato ognuno di noi. E se quello dell’Emilia (2012) divenne poco dopo «il terremoto delle imprese» perché colpì migliaia di capannoni industriali, quello di Norcia, insieme ad Amatrice e Visso e Ussita, cioè questa striscia continua di scosse tra il 5° e il 6,5° grado in appena due mesi diventa, inconsapevolmente, il terremoto dello spirito. Qualcosa che ci può cambiare per sempre. Cosa che sarebbe per certi versi auspicabile.
Fonte: http://www.unita.tv/focus/la-lezione-del-sisma-e-di-benedetto-per-fondare-una-nuova-europa/
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